Mercati azionari vicini ai massimi

Nonostante i rialzi dei tassi i mercati azionari proseguono nella loro tendenza al rialzo interrotta solo da brevi soste quasi per riprendere le forze per un balzo successivo; finalmente in leggero ribasso i bond. Tutti i mercati importanti sono vicini ai massimi degli ultimi 5 anni; in Asia molti sono ai massimi assoluti. Se teniamo presente che le curve dei tassi indicano livelli del 3,51%, 5,28% e 4,71% per fine anno rispettivamente per euro, dollaro e sterlina, i deficit gemelli americani non accennano a migliorare, che i differenziali di crescita fra Asia, Usa ed Europa sono ancora elevatissimi, che il petrolio si avvicina ai 70 dollari al barile, le materie prime sono nuovamente ai loro massimi relativi e, infine che la situazione geopolitica ha aumentato le sue zone di tensione anche per gli accordi Cina-Russia sull’energia, crediamo che i lettori meritino un tentativo di interpretazione: tenere o mettersi tranquilli? Il tema complesso e delicato richiede che si divida nettamente la prospettiva a breve (3-6 mesi) da quella più lunga, almeno 18 mesi. Più in là non vogliamo andare anche perché forse dovremo mutare la nostra «teoria dei cicli».
Partiamo allora dallo scenario più lungo a cominciare dall’Europa. Dal 2001 l’eurozona è cresciuta poco, il loro tasso di disoccupazione è aumentato (eccezioni Italia e Spagna), i deficit e i debiti sono peggiorati. Eppure i mercati hanno recuperato gran parte della bolla del 2000; il Financial Times segnala chiaramente il fenomeno. I margini operativi elevati di quell’anno (11%) sono tornati a quel livello e le attese per il 2006-2007 sono di margini ancora più forti. I segnali di ripresa della crescita sono presenti ora in tutti i Paesi e indicano che i ricavi delle imprese continueranno a crescere. Nessun miracolo però. Le aziende hanno scelto la via delle ristrutturazioni e di uno stretto controllo dei costi; i salari sono rimasti moderati. Il riequilibrio dei bilanci, a sua volta, ha consentito e consentirà ancora di abbassare il costo del capitale. Infine gli investimenti, scesi nel 2002 e nel 2003, stanno risalendo; in crescita dell’1,7% nel 2004 sono balzati a +11% nel 2005. Il rischio vero non è certo che i margini crollino, ma che i mercati abbiano corso troppo in fretta. Ossia l’ombra è sul «breve». In Usa la marcia della ripresa si è mantenuta elevata ormai dal 2002 situandosi in media tra +3 e +3,5% con inflazione controllata. In Asia, escluso il Giappone la crescita è leggermente rallentata e ora punta in media al 4%; il Giappone infine sembra entrato in una nuova fase espansiva.
I mercati possono crescere più degli utili se stimolati da aspettative particolari. È ovvio che acquisizioni di proporzioni inusitate evidenzino valori aziendali superiori a quelli di mercato e stimolino di riflesso i prezzi delle aziende similari. Poiché i settori coinvolti in operazioni straordinarie e internazionali sono plurimi, i mercati reagiscono. Conclusione: la guida maestra deve rimanere la crescita degli utili, quest’anno presunti tra +11% e +13% sia in Usa sia in Europa. Possiamo migliorare a +15%-17% grazie alle suddette operazioni. La media degli indici dei nove mercati euro è ora +11,27%; quella dei tre indici Usa +5,64%; in Giappone +7% circa. Annualizzando queste cifre si ottiene +42% per l’Europa, +22% per gli Usa e + 28% per Tokio.
Sui mercati dei cambi segnaliamo che per la prima volta negli ultimi tre anni ci vogliono più di 140 yen per euro (143); tuttavia ci sembra tardi per coprire il cambio. I bond stanno diventando interessanti. Quanto al dollaro il suo indebolimento è stato frenato dalle decisioni di Trichet, ma tra maggio e giugno la Bce alzerà i tassi e, a quel punto, potrebbe puntare prima a 1,26 contro euro poi a 1,30. Copriremo per ora almeno metà degli investimenti, se importanti.