Mercati, la «cabala» ha fatto ancora centro

Eccoci dunque al 23° anno in cui sul Giornale ci dedichiamo a quella che in gergo è definita «cabala». Basandoci quindi su eventi che spesso nulla hanno a che fare con il mercato azionario americano, tentiamo di prevedere con 11 mesi di anticipo se l’indice Standard & Poor’s chiuderà in zona positiva o negativa. Ricordiamo innanzitutto la chiusura dell’articolo del 14 febbraio 2005: «Ma abbiamo un’ultima “chicca”: è vero che siamo tutti Wall Street-dipendenti? Sì, la correlazione dal 1950 è dell’89% (...). Con la partenza di questo 2005 la «cabala» sembra dire: Wall Street neutra-positiva (chiusura 31.12 più 3% circa); Europa bella (media sette Paesi uguale più 23%!)».
Con questo risultato la «cabala» ha centrato le previsioni sul Giornale 21 volte su 23, ossia correlazione del 91% e da quando ce ne occupiamo 27 volte su 30 (90%)!
Cominciamo dunque dall’evento più importante: l’andamento dell’indice nei primi 5 giorni di gennaio e quello dell’intero mese. Limitandoci agli ultimi 52 anni i primi 5 giorni hanno chiuso in positivo 29 volte e il gennaio intero 30 volte. Ebbene, il mercato ha chiuso l’anno al rialzo 31 volte, con una correlazione rispettivamente del 94% e del 97%. Si tratta ormai della correlazione più forte tra quello che seguiamo regolarmente. Dunque un primo forte segnale positivo per Wall Street (di conseguenza per il mondo - correlazione 90%).
Vi sono poi gli anni che finiscono con 6. Dal 1956 ne esce una correlazione del 77% (10 volte su 15 indice al rialzo), buona ma non fortissima. Terzo evento importante, soprattutto per il «trading» è quello legato al cosiddetto «ciclo dei quattro anni». A partire dalla seconda guerra mondiale, nel secondo anno del mandato presidenziale l’indice segna un minimo che rimane inviolato per i successivi 4 anni. Su 15 volte dal dopoguerra il fenomeno si è verificato 12 volte con una correlazione dell’80%: molto buona. Da questo elemento previsionale di medio termine si può trarre un buon vantaggio di «trading» ricordando che negli ultimi nove anni l’indice S&P ha registrato una correzione in corso d’anno superiore al 10% (6 volte su 9; correlazione al 67%, non forte ma un po’ più che «neutra». Purtroppo ci manca la serie più lunga. Ciò indica, comunque, che una buona correzione potrebbe rappresentare il minimo per i successivi 4 anni e quindi una ghiotta occasione di acquisto.
C’è poi un evento che più degli altri scuote i «fan» americani. Si tratta del vincitore del Superball americano (scudetto del football americano). Se appartiene alla National league a fine anno il mercato sarà al rialzo; se all’American league al ribasso. Purtroppo quest’anno la vittoria dei Pittsburgh Steelers, appartenente all’American league, offusca un po’ il quadro tracciato finora che era totalmente positivo. L’unica «consolazione» è che la correlazione si è affievolita scendendo nell’ultimo triennio dal 95% all’85% perché a tre vittorie consecutive dell’American league hanno corrisposto tre anni di rialzo anziché di ribasso.
Rimane infine neutro il segnale una volta più seguito e più amato dai «cabalisti»; quello concernente l’accorciamento o l’allungamento delle gonne; il più amato perché regalò intere sequenze di anni di guadagni al rialzo o al ribasso: 1920-1929 gonne in continuo accorciamento fino al «charleston» del 1929 e ciclo rialzista eccezionale; 1929-1948 gonne in continuo ribasso e mercato giù; 1948-1955 gonne in costante e graduale rialzo e avvio di un nuovo «bull market». Ancora anni di minigonne 1982-2000 con finale di bolla spettacolare. Da allora la moda è divenuta meno comprensibile, ma le gonne non fanno più tendenza certa. Perciò anche nel 2006 diamo un voto «neutro»..
Conclusione: la somma delle correlazioni fornisce un quadro comunque positivo; forse un S&P intorno a +10% a fine 2006. Meglio il resto del mondo.
Dimentichiamo dunque l’Iran, la Palestina, il petrolio, i tassi di interesse, gli squilibri finanziari e mondiali, il possibile rallentamento americano e giochiamoci bene questo 2006.