Mercati contadini per risparmiare sulla spesa

da Milano

In tempi di prezzi da infarto tra gli scaffali dei supermarket, la necessità di risparmiare aguzza l’ingegno fino a modificare gli itinerari di spesa. Vecchia la mania degli hard-discount, oggi la novità sulla via del risparmio si chiama «farmer’s market», cioè mercato del contadino. Sarebbe a dire punti di vendita diretta da parte degli agricoltori, non in campagna ma in città. Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, punta deciso al loro rafforzamento in quantità e qualità. Dagli attuali 200 sparsi per la Penisola, l’obiettivo è di arrivare, con la collaborazione di Coldiretti e Anci, a 500 entro il 2010, occupando una fetta del 15% del mercato alimentare nazionale. Dopo il decreto del 2007 che aveva dato avvio alla regolamentazione delle bancarelle «dal produttore al consumatore», si pensa adesso a un’azione di monitoraggio per la creazione di un autentico «albo» delle eccellenze.
Mentre l’Istat certifica un calo delle vendite al dettaglio nel genere agroalimentare, i mercatini si stanno moltiplicando in tutta Italia: dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia le imprese coinvolte sono ormai a 8mila (la mappa completa è al sito farmersmarket.it). Verona, Arezzo, Bari, una volta a settimana l’appuntamento è diventato fisso. In Toscana il record di undici mercati sul territorio. A Taranto e a Bolzano, poi, il mercato locale è operativo tutti i giorni. Vince dunque il modello che accorcia la cosiddetta filiera, considerato che il petrolio alle stelle fa lievitare il costo dei trasporti fino al 7 per cento sul prezzo finale. «Chilometri 0» - o poco di più in realtà - è invece il marchio che contraddistingue i prodotti (non sempre e non solo «biologici», è meglio chiarirlo) portati sui banconi dagli agricoltori nei mercati cittadini. Per l’utente il tutto si traduce in un risparmio che va dal 30 al 60 per cento sul carrello della spesa. Un esempio può rendere meglio l’idea della convenienza. In Emilia Romagna un paniere di frutta e verdura composto da cipolle, patate, radicchio, mele Fuji, pere Abate, kiwi Italia, carote e cavolfiore (un Kg per ogni varietà) secondo la Coldiretti ammonta a 8,80 euro. Praticamente la metà rispetto ai 17,35 euro da pagare in un negozio qualsiasi della grande distribuzione.
E gli italiani se ne stanno accorgendo. Ieri, in uno dei mercati contadini appena costituiti, raccontano siano andati a ruba «250 casse di pomodori, con prenotazioni “bloccate” per quelle successive, 5mila chili tra angurie e meloni gialli; pesche, uva, pere, formaggi e anche dolci tipici andati esauriti soltanto dopo due ore dall’apertura. Qualcuno, per rispondere alla domanda, ha dovuto fare marcia indietro col camion e tornare sui campi così da rifornire di merce il proprio gazebo». Un po’ quello che è successo nella Milano della spesa mordi-e-fuggi, per usare dei luoghi comuni, quando nel dicembre scorso in piazza San Nazaro, a due passi dal Duomo, hanno fatto la loro prima comparsa le bancarelle «senza intermediari». Cronaca di un successo annunciato che assomiglia da vicino al noto boom degli acquisti fatti in cascina: sette consumatori su dieci dicono infatti di aver fatto acquisti nelle 57.530 aziende agricole del Paese.
Discorso analogo per gli «assalti» ai distributori di latte fresco presso le stalle, dove un litro di fresco non sottoposto a trattamento termico è offerto a 1-1,20 euro, quando nei supermercati raggiunge il picco di 1,70 (+40%). Si può fare il «pieno» in 700 fattorie (120 solo in Lombardia): un fiume di convenienza da 9mila tonnellate. Con la bottiglietta portata da casa, perché in un supermercato il contenitore in plastica arriva a pesare oltre il 10% del prezzo industriale di vendita. E in alcuni casi lo supera ampiamente.