«Mercati globali stabili, ma crescono i rischi»

Secondo gli economisti del Fmi il 2006 sarà un anno «non male», ma non si ripeterà «l’eccezionale 2005»

da Milano

Il sistema finanziario globale è ancora solido e in buona salute, ma all’orizzonte si profilano diversi rischi, tra i quali l’aumento dei tassi d’interesse e le possibili conseguenze della stretta monetaria su un rallentamento della domanda. Lo dice il Fondo monetario internazionale nel suo «global financial stability report» che sarà presentato all’assemblea annuale del Fmi e della Banca mondiale, in programma il 21 e il 22 aprile a Washington. Il fondo parla di «rischi ciclici», primo fra tutti l’aumento dei tassi, ma anche un’inflazione più elevata, un peggioramento della solvibilità dei Paesi debitori o una crisi improvvisa a livello di equilibrio delle partite correnti. Malgrado i rischi che si profilano «nel 2006 e oltre», il giudizio del settembre scorso di un sistema finanziario mondiale «stabile», dice il rapporto, «viene confermato».
L’orientamento per il 2006 - dice il rapporto - potrebbe essere «non male, ma non così bene come l’annata eccezionale del 2005», che ha beneficiato di tassi bassi e di un'ampia liquidità. Al primo posto tra i rischi elencati dal Fmi compare l’aumento dei tassi d’interesse con possibili cambiamenti nel ciclo del credito per imprese e famiglie, un rischio che viene temperato dal fatto che «i mutui alle famiglie sono in gran parte a tasso fisso e a lungo termine». Nell’esaminare il rapporto, «diversi direttori del board del Fondo hanno sottolineato il fatto che i rischi di medio termine per la stabilità finanziaria globale sono aumentati sensibilmente negli ultimi sei mesi a causa degli squilibri internazionali, dell’aumento della quota di debito delle famiglie e della sottovalutazione del rischio da parte degli investitori», ma questo solo per alcuni tipi di investimento. Riguardo agli Stati Uniti, sul deficit corrente, che quest’anno sarà pari al 6,5% del Pil, ci sono «preoccupazioni», ma senza che dal dato derivino per ora «minacce acute» per il sistema finanziario mondiale. Il mercato dei capitali Usa continua a esercitare una forte attrazione per gli investitori esteri, soprattutto dai Paesi emergenti, in Asia e tra i Paesi esportatori di petrolio che, afferma il rapporto, hanno accumulato asset gestiti ufficialmente per 300-450 miliardi di dollari nel 2005, grazie al caro-greggio. Inoltre, il dollaro resta la prima valuta di riserva e l’economia americana attira investimenti diretti per la forza della sua crescita.
La ripresa in Europa e Giappone, e il maggior rendimento offerto dai titoli di questi due blocchi per l'aumento dei tassi, potrebbe portare a un cambiamento dei flussi di finanziamento.