Mercati a picco, impazzisce lo spread

L’Italia è in grado di evitare il pericolo di saltare per aria sul «tritolo» del proprio debito pubblico. A tendere la mano alla Penisola è stato ieri il Tesoro Usa, rimarcando che «i mercati devono avere fiducia nel fatto che l’Italia andrà avanti con le riforme», cui il Fondo monetario «darà trasparenza e credibilità». Poco prima gli analisti di Fitch, in uno studio sulle assicurazioni, avevano precisato di non credere al crac, visto che i Bot e i Btp sono «a basso rischio» di esplosione. Ieri, comunque, l’estremo assedio: dopo un avvio positivo, Piazza Affari ha capitolato (-3,7% nel finale rispetto a un minimo di -5%), appesantita dai bancari e pressata dal differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi: malgrado gli acquisti tampone della Banca centrale europea lo «spread», il termometro che indica la sfiducia sulle capacità del nostro Paese di ripagare il debito pubblico, è salito a un massimo di 575 punti, per poi ripiegare a 552, mentre il rendimento dei Btp ha raggiunto il 7,3 per cento. La londinese Lch, la seconda più grande camera di compensazione che assicura il corretto funzionamento del mercato, ha aumentato i costi per trattare i Btp, attirando l’attenzione di Bankitalia per un difetto di comunicazione al mercato.
La situazione è rimediabile solamente approvando tutte le misure anti-deficit concordate con la Ue, che è infatti tornata a chiedere provvedimenti immediati per concretizzare gli impegni presi, indipendentemente da quale sarà l’esito politico conseguente alla caduta del governo Berlusconi. «L’italia non può solo annunciare misure, ma deve realizzarle», ha scandito il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Roma - ha aggiunto - «deve dimostrare che abbiamo ragione nel riporvi tanta fiducia». «Preoccupato» anche il commissario agli Affari economici Olli Rehn, visto il peggioramento del quadro economico che uscirà oggi dalle stime della Commissione. Bruxelles vuole una risposta a tutte le 39 domande sottoposte al governo, tra cui le ulteriori misure da adottare per centrare il pareggio nel 2013. «In mancanza di un intervento strutturale, l’Italia mette a repentaglio la dinamica debito-pil», sintetizza Grabriele Grecchi, macroeconomista del Credit Suisse. Per l’Aiaf, l’associazione degli analisti finanziari, la situazione è «grave ma rimediabile». La soglia di non ritorno è «un tasso dell’8-8,5%, perché la raccolta avrebbe costi insostenibili», calcola Angelo Drusiani di Albertini Syz e decano del reddito fisso italiano.
Il vicolo cieco in cui si è infilato il Parlamento pugnalando il governo Berlusconi sta intanto distruggendo la ricchezza delle famiglie italiane: la perdita media per quanti in questi giorni, impauriti dalla tenuta dei conti pubblici, stanno vendendo i Btp prima della naturale scadenza è già pari al 10% rispetto ai valori che si vedevano all’inizio dell’estate. Ma a lasciare impietriti è stato soprattutto vedere salire al 7,5% la «colonnina» dei rendimenti dei Btp a due anni (702 punti base il picco dello spread) e a cinque anni (682 punti base). È quello che gli esperti chiamano «inversione delle curve» dei rendimenti: i tassi dei Btp a 2 e 5 anni - che su queste emissioni sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo - sono arrivati a superare quelli dei Btp decennali. In sostanza, prosegue Grecchi, l’Italia sconta oggi «un rischio di illiquidità» dei propri titoli di Stato, cui si aggiunge lo spettro di una recessione. Da qui la palpabile apprensione per l’asta di lunedì, quando il Tesoro offrirà Btp a cinque anni per un ammontare nominale fino a 3 miliardi: nei prossimi 12 mesi la Penisola deve emettere debito per 300 miliardi.