IL MERCATO DELLE VACCHE

Quello che appare ormai chiaro da questa Finanziaria è che è gestita press’a poco come un mercato delle vacche e che certamente questo governo non è amico del mondo produttivo. Naturalmente gli esponenti del governo dicono che sono dalla parte delle imprese. Peccato che non ci sia un’impresa, piccola media o grande, che dica di sentire il governo dalla sua parte.
Ma andiamo per ordine. E partiamo da questo atteggiamento del governo nei confronti delle imprese. Il caso Telecom è stato letto ovunque come un modo sbagliato di concepire il rapporto tra Stato e mercato. In particolare tra governo e mercato. Si può pensare di Telecom e di Tronchetti Provera quello che si vuole, ma qualunque cosa si pensi l’atteggiamento del governo risulta sbagliato perché non serve, non aiuta lo sviluppo delle imprese, è invadente e inopportuno. Anche con Autostrade il governo non ha scherzato e, di fronte a un accordo, magari discutibile nei dettagli, ma che va nella direzione nella quale vanno molti gruppi europei del settore, ha detto, press’a poco, che non era d’accordo e anche qui per motivi di politica chiamiamola industriale. Da ultimo, naturalmente, il governo si è occupato anche di Mediaset. Non si è mai sentito al mondo che per aprire un mercato si debba distruggere una delle imprese più importanti che sta in quel mercato. Se quella impresa ha abusato, è giusto che paghi, ma se non ha abusato e ha vinto sul mercato concorrendo, per quale cavolo di motivo ne vanno ridotte le dimensioni?
E queste sono le imprese grandi. Se scendiamo di dimensione è il disastro: non ci risulta che ci sia una categoria contenta di questa Finanziaria. Dagli artigiani ai commercianti, dai professionisti (scesi in piazza a Roma) alle piccolissime e piccole imprese. Ma a Palazzo Chigi se lo domandano come mai hanno tutti contro, o ritengono che questo sia il segno che è giusto quello che fanno? Non vorremmo che Prodi e compagni fossero stati presi dalla cosiddetta sindrome profetica, e cioè quella in base alla quale quando uno ha tutti contro ritiene di essere nel giusto. A volte è stato vero, ma sono nomi di personalità che per rispetto non vogliamo neanche citare, ma che superano, e non di misura, quelli di Prodi, Visco e, da ultimo, anche Tommaso Padoa-Schioppa.
Mercato delle vacche, dicevamo. Il ministro dell’Economia è andato da Confindustria e ha detto: «Cari signori, scegliete: o il Tfr o il cuneo fiscale». Sarebbe stato il caso di fare l’assemblea in una sala d’aste con anche un battitore, magari nella figura di Visco. Lo stesso sta avvenendo con le auto aziendali: di fronte a una sollevazione, hanno detto che ci ripensano. Lo stesso sta avvenendo con la tassa di successione che, forse pensando che siamo tutti scemi, avevano chiamato in modo diverso. Anche qui hanno detto che ci ripenseranno, ma siccome lo ha detto Visco speriamo che non ci ripensi al rialzo. E potremmo andare avanti ancora.
Perché questo mercato? È semplice: di tagli non se ne parla, dunque rimangono le tasse. E le tasse devono pagarle quelli che, come abbiamo scritto altre volte, sono nel bersaglio della Cgil e della sinistra radicale che governa. Tutto qui. Allora si spiega l’andirivieni. E si spiega anche perché il cuoco Padoa-Schioppa infila lievito nella manovra giorno dopo giorno, facendola gonfiare. Perché, tenuto saldo il principio di fondo che alcune categorie devono pagare più tasse, tutto il resto gira intorno e si può anche mercanteggiare.