Il mercato di gennaio nel mirino, i tifosi chiedono spiegazioni

Torna la sindrome del ritorno: domenica duro faccia a faccia con la squadra

Luca Russo

Genoa, è crisi. E ora per favore nessuno si offenda. La parola che sembrava eccessiva dopo i tre pareggi consecutivi al Ferraris adesso descrive alla perfezione una situazione allarmante, che ha obbligato la società a optare per un cambio della guardia e a puntare su Attilio Perotti. Chi ha dei dubbi si riveda la Babele in campo domenica a Busto Arsizio e tutti quei gol presi, quattro e non era mai successo, contro una squadra che giocava con una punta ed un trequartista. Con la Pro Patria, ad un anno esatto dall'ultima partita persa a Treviso, è arrivata la prima sconfitta stagionale che prima o poi doveva arrivare per la legge dei grandi numeri, ma non nel modo in cui è maturata.
E se è vero che la squadra è ancora prima con una partita da recuperare, non si può certo pensare che questa filastrocca duri fino alla fine della stagione anche perché lo Spezia ha ripreso a correre e subito dietro ci sono Monza e Padova in agguato. Genoa, è crisi. E non è un caso che coincida con la rivoluzione di gennaio. Proprio come nella passata stagione. Fino al mercato cosiddetto di «riparazione» infatti, seppur nel suo gioco poco spettacolare e anche poco prolifico, la squadra rossoblù aveva trovato un suo equilibrio. Ma tutto l'ambiente sembrava non accontentarsi, voleva la classe e i gol a grappoli. Ed ecco andare via Sinigaglia, Grieco, Tedesco e Rimoldi, tutti giocatori che nel bene o nel male la mettevano dentro ed arrivare Iliev, Lopez, Mamede, Fusco e poi anche Moretti andato a sostituire De Angelis. Insomma cinque titolari tutti nuovi da amalgamare e in fretta. Il risultato, ad oggi, è che dall'inizio del 2006 il Genoa i gol a grappoli li ha solo subiti, ben dieci, il doppio rispetto a quelli presi fino a dicembre, ha vinto solo con Fermana e Ravenna, le ultime della classe, e ha perso il primato solitario. Ora anche il pubblico comincia a rumoreggiare. A Busto Arsizio un gruppo di tifosi a fine partita ha chiesto spiegazioni a capitan Baldini e ad alcuni giocatori. Lo spettro della scorsa stagione continua ad aleggiare e non si è più disposti ad aspettare. La società ha individuato in Vavassori la causa di tutti i problemi anche perché l'allenatore è la pedina più facile da rimuovere in questi momenti. La sensazione è però che il tecnico paghi anche per scelte, tante, non sue.