«Mercato del lavoro record Decisiva quella legge Biagi che la sinistra vuol abolire»

Il sottosegretario al Welfare: le idee dell’economista ucciso dalle nuove Br imbarazzano l’opposizione perché ne mettono a nudo tutti i vizi

Antonio Signorini

da Roma

Sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, il tasso di disoccupazione non è mai stato così basso, ma rimangono forti differenze tra Nord e Sud e le donne in alcune regioni sembrano rimanere ai margini...
«È ovvio che il nostro mercato del lavoro mantiene luci ed ombre, ma nel complesso è innegabile un andamento positivo soprattutto se si confronta con la bassa crescita dell’economia e, soprattutto, con i cronici difetti del mercato italiano».
L’occupazione continua a correre più dell’economia. Come lo spiega?
«Il mercato del lavoro italiano oggi è più reattivo, più inclusivo; insomma traduce in posti di lavoro anche i segnali modesti della nostra economia. Ed è un mercato che, più di ogni altro paese industrializzato, rimane caratterizzato da rapporti di lavoro stabili. Insomma, noi raggiungiamo un record per quanto riguarda il numero di chi lavora, il tasso di occupazione e anche quello di disoccupazione che non è mai stato così basso da quando sono partite le moderne rilevazioni statistiche. Certamente si conferma un divario tra Nord e Sud e in modo particolare la difficoltà delle donne nel Mezzogiorno, ma tutti questi segnali indicano che la strada intrapresa è quella giusta».
La legge Biagi ha contribuito a mantenere questa positiva anomalia italiana?
«Sì. E bisogna anche considerare che siamo solo agli inizi. Per fare un esempio noi ci attendiamo molto dallo sviluppo dei contratti a tempo parziale che rispondono proprio ai bisogni delle donne che vogliono conciliare lavoro e famiglia. Tra pochi giorni, poi, diventeranno operativi i contratti di inserimento per le donne che nell’Italia meridionale e nel Lazio saranno agevolati anche da un punto di vista contributivo come i vecchi contratti di formazione lavoro. Poi ci aspettiamo molto dal nuovo apprendistato. Le regioni che lo hanno avviato stanno registrando una forte crescita. Va avanti anche la borsa del lavoro che è un’infrastruttura fondamentale. Ora è in una fase sperimentale ed entro marzo 2006 tutte le regioni saranno collegate».
La Cgil, proprio in coincidenza con l’uscita dei dati Istat, ha lamentato una crescita della precarietà tra i giovani.
«La precarietà di molti giovani non è imputabile alle tipologie contrattuali. Se ci sono giovani che si ritrovano intrappolati ai margini del mercato con contratti di bassa qualità, è colpa del modo e dei tempi in cui sono entrati nel mondo del lavoro; è colpa di un sistema universitario che rimane ancora odiosamente autoreferenziale. I giovani entrano nel mercato del lavoro in età avanzata con titoli di studio poco spendibili. E proprio per questo che abbiamo stabilito che i nuovi contratti di apprendistato possano valere anche per i trentenni».
Fausto Bertinotti anche ieri ha chiesto che l’abolizione della legge Biagi diventi parte del programma dell’Unione. Pensa che il leader del Prc riuscirà nel suo intento?
«La legge Biagi è un bel discrimine. Un misuratore di modernità. Le idee di Marco sono come macigni sui piedi dei conservatori. Le sue idee imbarazzano il centrosinistra perché ne mettono a nudo tutti i vizi. Bertinotti a questo proposito si rivelerà determinante dentro il centrosinistra. E non è un caso che molti assessori al Lavoro delle giunte regionali siano del Prc o dei comunisti italiani. E se vinceranno metteranno la retromarcia rispetto alle tante innovazioni avviate dalla Biagi, apprezzate da tutti gli organismi internazionali: dalla Commissione europea al Fondo monetario alla Banca mondiale».
Con la finanziaria potrete incidere ulteriormente sul mercato del lavoro?
«Stiamo ragionando sui modi di ridurre il costo del lavoro. Ci sono le misure di riduzione dell’Irap e anche un abbattimento del cuneo contributivo sul lavoro. Poi potremmo anche mettere alcune risorse per un provvedimento legislativo che sostenga un’auspicabile intesa tra le parti sul nuovo modello contrattuale decentrato, ove diventino più importanti le componenti della retribuzione legate alla produttività che potrebbero essere oggetto di incentivazione fiscale».