Il mercato del lavoro Usa non dà segni di ripresa e fa inciampare le Borse

Sarà anche vero che l’America sta guarendo, ma per il mercato del lavoro Usa la prognosi è ancora riservata. La disoccupazione resta una spina nel fianco tanto di Barack Obama, che in appena 120 giorni dall’insediamento alla Casa certo non poteva far miracoli, quanto delle Borse. I dati di ieri sui sussidi, scesi meno rispetto alle attese, hanno rovinato ai mercati la giornata, chiusa con una teoria di ribassi che non ha risparmiato nè l’Europa, in calo di oltre il 2% (-2,65% Milano, -2,75% Londra, -2,74% Francoforte, -2,6% Parigi), nè Wall Street (-1,5% il Dow Jones, -1,9% il Nasdaq).
A rendere meno amara la seduta non è bastato neppure il Superindice, barometro solitamente affidabile sull’evoluzione congiunturale dei prossimi 6-12 mesi, salito dell’1% in aprile. È il segno che nel tunnel della crisi il buio è meno pesto, che qualcosa si muove. Un indizio di stabilizzazione, come quello che viene dal settore bancario, dove va aumentando il numero di istituti pronti a rimborsare gli aiuti statali prima del previsto. Ultima in ordine di tempo, Bank of America, la più aiutata dalle casse federali con uno sforzo pari a 45 miliardi di dollari. L’istituto guidato da Ken Lewis sembra intenzionato a restituire la somma entro la fine dell’anno. Per poterlo fare, Bofa si starebbe infatti preparando ad incrementare di oltre 35 miliardi le proprie finanze prima di ottobre, secondo quanto riferito da persone informate. L’ex numero uno della Fed, Alan Greenspan, non è però convinto che dagli stress test sia emerso l’effettivo ammontare dei capitali necessari alle banche per contrastare un eventuale peggioramento del ciclo economico. «Servirà molta più liquidità», ha detto l’ex oracolo di Wall Street.
Mentre l’amministrazione Obama predispone una rete a protezione dei consumatori, con la prossima creazione di un’agenzia o di una commissione indipendente, e il ministro del Tesoro, Tim Geithner, sollecita gli altri Paesi a uno sforzo globale per riformare il sistema finanziario, dal mercato del lavoro continuano ad arrivare indicazioni negative. Le 631mila richieste di aiuto giunte da chi ha perso il posto alla fine della settimana conclusa il 15 maggio sono state superiori alle stime (610mila unità), ma, soprattutto, hanno contribuito ad avvicinare pericolosamente a quota 7 milioni il numero di quanti incassano un assegno di disoccupazione. In tutto, si tratta di 6,7 milioni di lavoratori, record storico e la più alta cifra dal 1967.
L’emorragia di posti di lavoro sembra tra l’altro destinata a non fermarsi. Anzi. La chiusura degli stabilimenti di Chrysler e General Motors, oltre alla serrata di migliaia di concessionarie delle due case automobilistiche, finirà per impattare negativamente sui numeri occupazionali. Alcuni analisti ritengono che le domande di sussidio potrebbero raggiungere quota 700mila, altri sono però meno pessimisti. Nelle minute della riunione di aprile diffuse mercoledì, la Fed ha comunque messo in conto che il tasso di disoccupazione raggiungerà il 9,6% quest’anno (ora è all’8,9%), confermando di fatto l’impossibilità di sciogliere nel breve periodo il nodo-lavoro. Missione d’altra parte impossibile fino a quanto il settore manifatturiero rimarrà in “zona contrazione“ come risulta evidente dai -22,6 punti dell’indice Fed di Philadelphia in aprile.