Il mercato oltre la crisi Cresce per i neonati ma solo quando esporta

«Dio non voglia che la verità debba rimanere confinata alla dimostrazione matematica!» diceva il poeta e pittore inglese William Blake. E in questo senso guardiamo ai dati economici sull'abbigliamento infantile del centro studi di Smi, la Federazione tessile e moda con l'occhio attento di chi cerca, oltre i numeri, ragioni per vedere il bicchiere mezzo pieno. Cosa non facile di questi tempi. La prima è che dopo due anni, il 2009 e il 2010, in cui il fatturato dell'industria dell'abbigliamento junior continuava a scendere, nel 2011 si è tornati a crescere.
Ma parlare di ottimismo è troppo nonostante ci siano buoni motivi per sperare che la tendenza positiva possa proseguire pur nelle innegabili difficoltà. Un punto a favore lo segna proprio l'atteggiamento dei papà e delle mamme che rinunciano a tutto meno che a vestire i propri figli. Comprano magari qualcosa di meno ma scelgono il meglio e si rivolgono ai loro negozi consolidati, fondamentali punti di riferimento nei periodi di grande attenzione al portafogli. Guardando ai consumi, il mercato interno è rimasto interessato da una dinamica negativa (-2,5% nei dodici mesi), in peggioramento rispetto al 2010. Il comparto bambina, strutturalmente preponderante (46,3% dei consumi di moda junior in Italia), ha registrato una flessione del -2,8%, mentre il bambino è calato del -2,6%, accentuando, comunque, entrambi la caduta rispetto al 2010. Il neonato, infine, contiene la flessione al -1,5%. E vediamo dove hanno acquistato le famiglie italiane. I dati del periodo fra la primavera-estate 2011 e l'autunno-inverno 2011-12, vedono al primo posto le catene commerciali, che coprono una quota pari al 44%. Tuttavia, nel periodo esaminato, non sono state risparmiate dalla congiuntura negativa dell'autunno-inverno dove le loro vendite flettono del -2,9%. Di contro, nel medesimo periodo il dettaglio indipendente, con una quota di mercato pari al 23,8%, ha contenuto le perdite al -0,6%. Vendite in contrazione anche per ambulanti e grande distribuzione, rispettivamente del -12,7% e del -9,7%. Un vero boom registrano invece gli outlet e l'e-commerce, in aumento del +44,4%. Né la situazione è migliorata nei primi mesi del 2012 nonostante i saldi e le promozioni.
Le famiglie hanno continuato a ridimensionare i propri acquisti di moda junior facendo registrare un - 4,7% di spesa corrente. Nel 2011, comunque, c'è stato un cambio di passo per la produzione che è tornata in territorio positivo con un +5,4% e un turnover che si assesta a 2,6 miliardi di euro, riducendo ulteriormente il gap rispetto al periodo pre-2009.
Favorevole si è rivelato il mercato estero con un export cresciuto del +11,6% per un valore complessivo delle vendite di 829 milioni di euro. Lo stesso non si può dire per il mercato interno che rappresenta per le aziende il 68,7% del fatturato e che ha presentato una situazione ancora deludente. Le criticità più significative hanno interessato tutta la fascia 2-14 anni, senza distinzione tra bambini e bambine. Sempre negativo, ma meno problematico è risultato, invece, il segmento neonato, grazie al maggior coinvolgimento emotivo, alla maggior velocità del ciclo di vita del prodotto per ovvi problemi di crescita, nonché all'importanza che ancora riveste il regalo.
Ci salvano per fortuna le vendite estere del solo abbigliamento per neonati con una dinamica molto positiva, pari al +23,1%. In riferimento ai maggiori mercati di sbocco, la Russia si conferma al primo posto, con una crescita del +20,6%. Anche Francia, Germania e Regno Unito vedono proseguire il trend favorevole ripartito lo scorso anno, registrando tutti e tre crescite prossime al 20%. Mercato in forte espansione si è rivelato quello degli Emirati Arabi, dove l'export di moda bebé è salito quasi a 9 milioni di euro; in crescita risulta anche l'Arabia Saudita, pur assestandosi su valori inferiori (4 milioni).