Il mercato scommette su Impregilo-Astaldi

Ancora strappi in Borsa. Ma la vera partita si giocherà sulla distribuzione del potere nella nuova realtà aggregata

Paolo Stefanato

da Milano

Ieri in Piazza Affari la corsa è continuata con determinazione: Astaldi ha «strappato» del 7,7% e Impregilo ha registrato una crescita del 2,7%. Mercoledì i progressi erano stati, rispettivamente, del 5,8 e del 3,7%. Il mercato scommette sulla fusione tra i primi due gruppi italiani delle costruzioni. L’accelerazione agli acquisti l’ha data ieri un’intervista di Paolo Astaldi al Sole 24 ore, nella quale l’azionista di controllo di uno dei due soggetti in gioco «apre» all’operazione. In precedenza anche dal fronte Impregilo erano venute prese di posizione favorevoli. Per ultimo, Gilberto Benetton (azionista di Impregilo attraverso Autostrade-Igli) aveva detto: «Speriamo che si passi dalle parole ai fatti».
In effetti, in questo caso, tra il dire e il fare il passo non sarà breve, perchè i discorsi sono ancora a uno stadio preliminare. I presupposti sono noti: i due più grandi costruttori italiani sono piccoli in Europa e una loro aggregazione porterebbe a dimensioni più competitive. Facciamo i numeri: Impregilo, con 3 miliardi di fatturato (dato 2004) in Europa è 24ª, Astaldi, con 1,02 (2005) è 46ª. La loro unione porterebbe il nuovo gruppo al nono posto, sempre a grande distanza tuttavia dal primo, l’impresa francese Vinci, che fattura 19 miliardi di euro. Sulla necessità di coagulare delle forze perchè il sistema italiano possa avere maggior peso sui mercati internazionali, tutti concordano.
Ma il nodo è un altro, più spinoso: chi comanderebbe nel nuovo gruppo? Come verrebbe redistribuito il potere in questo colosso delle grandi opere? I numeri non bastano per dare una risposta chiara, perchè nessuno avrebbe, di fatto, una riconoscibile quota di riferimento. Piuttosto - guardando le cose dallo stato di oggi - si tratterebbe di un nuovo caso di azioni da «pesare», più che da «contare», visto che la compagine azionaria, diretta o indiretta, vede presenti nomi illustri, da Gavio ai Rocca, dai Benetton ai Romiti - oltre ad Astaldi, ovviamente - senza considerare il possibile ingresso di Salvatore Ligresti. Ma per capire tutto questo, va dato uno sguardo agli azionariati (che visualizziamo anche nel grafico). Il discorso su Astaldi è semplice, visto che la famiglia possiede il 52,5% e che l’unico altro azionista di rilievo è un fondo.
È su Impregilo che le cose si complicano; perchè la società nel 2005 è stata oggetto di un energico risanamento da parte dell’amministratore delegato Alberto Lina, lavoro che ha comportato anche una revisione dell’azionariato. Nel corso del corposo (650 milioni) aumento di capitale concluso nell’estate, Gemina (Romiti) scese dal 25% all’attuale 11,83% e fece ingresso un nuovo azionista di maggioranza relativa, la Igli (16,89%), a sua volta controllata da Gavio (30%), Tesir (30%), Autostrade (20%), Efibanca (gruppo Banca popolare italiana, 20%). Quest’ultima quota potrebbe essere acquistata dal gruppo Ligresti. Inoltre a giorni - il 31 marzo - scade un’opzione di acquisto di Igli sulla quota di Gemina; Igli dunque potrebbe salire sopra il 28%, e la finanziaria potrebbe essere liquidata, su sua richiesta, o in contanti o con nuove azioni Igli, dove comunque i patti prevedono che non possa superare il 16,6%. Altri soci di Impregilo sono Bpm (2,45%), Hbk (2,2%), Generali (2,1%). Il flottante è pari al 64,4%.
Chi comanderebbe nella nuova casa comune? La famiglia Astaldi avrebbe una quota più o meno del 15%, Igli - calcolando anche l’esercizio dell’opzione - non supererebbe il 18%. Molti azionisti autorevoli ma nessuno così forte da comandare davvero, e un flottante tanto ampio da poter favorire appetiti da parte di altri protagonisti, più probabilmente stranieri. Su questi numeri e su possibili nuove alleanze si giocherà dunque una partita sicuramente appassionante. Che avrà come sfondo il Ponte sullo Stretto, l’Alta velocità e altri lavori già acquisiti per oltre 10 miliardi di euro.