Mercoledì in Aula, modifiche allo studio

Roma - Intercettazioni: che fare? Nel Pdl sono ore di intense trattative. Il disegno di legge sugli ascolti dopodomani plana alla Camera dei deputati dopo essere finito su un binario morto. Il testo, licenziato dal Senato nel giugno del 2010, per il premier era stato infatti stravolto e in più occasioni disse: «Così com’è non mi interessa più». Ora però quella legge è stata calendarizzata e già nelle scorse settimane è stata dibattuta in commissione Giustizia. È lì che soprattutto Enrico Costa e Manlio Contento lavorano per presentare modifiche al testo. Ma il Pdl è a un bivio: quale versione proporre? Quali emendamenti inserire?
Il nodo sta tutto nella pubblicazione delle cosiddette intercettazioni rilevanti ai fini del processo. Su quelle irrilevanti l’accordo c’è ed è esteso: sanzioni elevate per gli editori che decidono di pubblicare i testi delle telefonate che nulla c’entrano con il procedimento in atto. Insomma, sì alla diga anti-sputtanamento. Ma quelle rilevanti? Il Terzo polo sarebbe orientato a consentire la pubblicazioni delle intercettazioni «nel loro contenuto». In pratica una sorta di riassunto. Sui giornali potrebbe finire quindi la sintesi degli atti di un procedimento non più secretato, ossia alla fine dell’udienza preliminare. Ma nel Pdl non tutti sono orientati a questa «apertura».
I cosiddetti «tecnici», vale a dire gli onorevoli che masticano di legge e tutti i membri della commissione Giustizia, preferirebbero una versione più strong. La loro tesi è che in ogni caso anche oggi l’articolo 114 del Codice di procedura penale vieta la pubblicazione di atti fino a che non siano concluse le indagini preliminari, ma che lo stessa norma è sistematicamente disattesa. E fare una legge per consentire la pubblicazione delle intercettazioni rilevanti, ancorché «nel loro contenuto» sarebbe quasi paradossale.
Tuttavia, i cosiddetti pidiellini «politici» sostengono la tesi per cui, «in questo momento sarebbe meglio portare a casa una legge la più condivisa possibile senza andare allo scontro frontale». I mediatori, insomma, lavorerebbero per una sorta di dialogo con l’opposizione centrista. «Così eviteremmo anche la baraonda mediatica dell’accusa di aver approvato una “legge bavaglio”». Difficile capire quale delle due parti contrapposte prevarrà.
Ovviamente si sa come la pensi il Cavaliere, vittima del massacro di 100mila intercettazioni, molte delle quali finite quasi in tempo reale sulla stampa. Anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, parlando di giustizia in generale, affonda il colpo: «Vi è una sistematica violazione del segreto istruttorio e un uso barbarico delle intercettazioni», quindi l’intero sistema andrebbe riformato ma «è stata ostacolata in tutti i modi dall’Anm, dal Csm e da alcuni partiti. Vedremo se in futuro sarà possibile cambiare le cose». I tempi per la legge sugli ascolti si stanno restringendo e al massimo in un paio di settimane dovrebbe sciogliersi il nodo definitivo. Al lavoro ci sono soprattutto il Guardasigilli Nitto Palma, speranzoso di trovare una sponda nell’Udc. Che, attraverso Casini, un segnale l’ha mandato: «Le intercettazioni sono indispensabili per trovare i delinquenti, ma le conversazioni private, che nulla hanno a che fare con le indagini, non devono finire sui giornali. Oggi colpiscono Berlusconi, ma domani potrebbe toccare ad altri...».
Certo, qualora vincesse la linea dura, il governo potrebbe sempre optare per la fiducia e andare alla conta in aula. Ma sarebbe visto come una prova di forza, in un momento in cui molte anime del partito suggeriscono un «profilo basso». Ecco perché sarebbe tramontata l’ipotesi di ripresentare il ddl Mastella, decisamente più severo in materia.