Mercoledì il nuovo procuratore di Palermo: tre in corsa per la poltrona

L'ex gip Morosini, ora al Csm, ha svelato che la votazione è in calendario il 17 dicembre. Si contenderanno la guida dell'ufficio, vacante dallo scorso 1 agosto, Sergio Lari, Guido Lo Forte e Francesco Lo Voi

Si deciderà mercoledì il nome del nuovo capo della procura di Palermo. A svelare che quasi sicuramente il 17 dicembre il plenum del Csm arriverà a una conclusione, nominando finalmente il nuovo capo dell'ufficio, vacante dallo scorso 1 agosto, quando Francesco Messineo è andato in pensione, è stato il consigliere del Csm Piergiorgio Morosini. Il magistrato, a Palazzo de' Marescialli per Magistratura democratica ed esperto di cose palermitane visto che è stato gip nel capoluogo siciliano (è lui il giudice che ha disposto il celebre processo sulla trattativa Stato-mafia) si è detto possibilista sul fatto che la decisione arrivi al più presto: «Al 90 per cento - ha dichiarato - la decisione sul nuovo Procuratore di Palermo arriverà mercoledì prossimo, 17 dicembre».
Tre i nomi in corsa, quelli dei procuratori di Caltanissetta, Sergio Lari, di Messina, Guido Lo Forte, e di Francesco Lo Voi, magistrato di Eurojust anche lui in passato a lungo a Palermo. La battaglia è quanto mai aperta. E non è facile prevedere come andrà a finire. Se un anno fa sembrava praticamente certo che alla fine l'avrebbe spuntata Lari, l'estate scorsa invece, in un complesso gioco di equilibrio tra correnti, sembrava avere più chance Lo Forte, nei primi anni Novanta tra i vice, come aggiunto, di Gian Carlo Caselli. Nel frattempo, col nuovo Csm, le carte si sono rimescolate. Il 4 dicembre scorso in commissione incarichi direttivi i giochi si sono ribaltati, anche se nessuno dei candidati ha ottenuto una maggioranza: due voti a testa sono andati a Lari e Lo Voi, uno a Lo Forte. Come andrà? Per Lo Voi, le cui quotazioni sono risalite, è arrivato di recente il pollice verso dell'ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia. La sua colpa? «Il dottor Lo Voi -ha detto Ingroia in più di una circostanza si è dichiarato scettico sull'indagine sulla trattativa Stato-mafia. Quando è stato componente del Csm è stato espressione di quei magistrati, come Grasso e Pignatone, che non hanno mai amato quell'indagine».