Mercuriale

Quel che si conosce del patrono di Forlì lo si deve praticamente alle pitture nella basilica a lui intitolata (quella precedente l’attuale, distrutta da un incendio nel 1173). Nell’XI secolo i fedeli e il vescovo chiesero a s. Pier Damiani di scrivere una biografia del loro patrono e quello, non sapendo dove documentarsi, si ispirò ai dipinti. Così, ne venne fuori un racconto che contiene episodi del tipo che passiamo a descrivere. A Rimini c’era un magistrato pagano di nome Tauro che irrideva i cristiani soprattutto per la loro credenza che l’Eucarestia contenesse il loro Dio, mentre non era che un pezzo di pane bagnato nel vino. Così, i vescovi della regione decisero di sfidarlo per rafforzare la fede dei cristiani. Erano Mercuriale di Forlì, Ruffillo di Forlimpopoli, Leo di Montefeltro, Gaudenzio di Rimini e Geminiano di Modena. I vescovi consacrarono il pane e il vino, poi li diedero a Tauro. Questi, ridendo, mangiò davanti a tutti. E subito morì. Un altro episodio riguarda un drago che terrorizzava la zona tra Forlì e Forlimpopoli. I rispettivi vescovi, Mercuriale e Ruffillo, affrontarono la bestia e riuscirono a immobilizzarla stringendole la gola con le loro stole. Il drago fu imprigionato in un profondissimo pozzo e ancora fa tremare la terra nel giorno della festa del santo. Nel XIII secolo si aggiunsero altre storie: Mercuriale, dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme, libera Forlì dalla tirannia del re dei goti, poi si reca in Spagna per riportare indietro duemila schiavi forlivesi, cosa che ottiene guarendo il re Alarico o Atanarico. Periodo? Forse il V secolo.