Meredith, Amanda in difesa: quella notte non ero a casa

La giovane americana presenta una nuova memoria. La versione non cambia. Contestati anche gli esami sul coltello da cucina: "Non c'è contatto diretto tra lama e il corpo di Mez" 

Perugia - Ribadisce la versione di non essere mai stata nella casa di via della Pergola mentre Meredith Kercher veniva uccisa, la sua coinquilina Amanda Knox nella memoria presentata oggi dai suoi difensori in vista dell’udienza di venerdì prossimo. I legali contestano inoltre che il dna della vittima trovato su un coltello da cucina sequestrato in casa di Raffaele Sollecito sia legato a un contatto diretto tra la lama e il corpo di Mez. Riguardo alle dichiarazioni della studentessa di Seattle, i suoi difensori - gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova - hanno chiesto ai giudici di valutarle complessivamente, anche alla luce di quanto affermato dagli altri indagati e testimoni nonché del memoriale scritto dalla Knox prima di essere condotta in carcere dopo il fermo eseguito dalla polizia il 6 novembre scorso.

Un'altra versione I legali hanno poi sollevato nella memoria questioni giuridiche relative all’utilizzabilità del verbale dell’interrogatorio nel quale la studentessa ha sostenuto di essere stata nella casa di via della Pergola mentre Meredith veniva uccisa (in precedenza aveva invece sostenuto di non essersi trovata in casa al momento del delitto). In particolare aveva accusato Patrick Lumumba Diya (nel frattempo rimesso in libertà per mancanza di gravi indizi) di essersi appartato in camera con la studentessa inglese e di averla poi sentita urlare. Riguardo a questa versione i difensori sostengono che è stata fornita in un momento di particolare stress.

Il coltello di Sollecito Alla memoria è stata allegata anche una consulenza tecnica sulle tracce di dna trovate dalla polizia scientifica su un coltello da cucina sequestrato in casa di Sollecito. Codice genetico attribuito alla Knox, localizzato a ridosso del manico, e alla vittima, vicino alla punta della lama. Gli avvocati Ghirga e Dalla Vedova hanno sottolineato che le tracce di Amanda posso essere legale alla sua presenza in casa dello studente di Giovinazzo, con il quale era fidanzata. Hanno però sostenuto che quello di Meredith è stato ricavato da tracce organiche minime e comunque non di sangue. Il dna di Meredith insomma potrebbe esser finito sul coltello anche senza un contatto diretto con il corpo, ma portato dalla stessa Amanda, che viveva a stretto contatto con Meredith.