Meredith, "Amanda e Raffaele sono innocenti" Secondo i periti la polizia ha sbagliato tutto

Crolla l’accusa nel giallo di Perugia. Le prove sono state inquinate: i guanti usati dalla Scientifica erano sporchi. E poi non c'è
nessuna traccia di dna sul coltello e sul reggiseno della vittima. In primo grado Sollecito e la Knox sono stati condannati a 25 e 26 anni di carcere

Amanda sorride, per un attimo sembra una ragazza qualunque. Felice come quando si passa l’esame. Raffaele, sbatte le ciglia. Incredulo, poi un sorriso largo largo, gli occhi che si illuminano. La gioia trattenuta a stento. Somiglia a un bimbo che riceve un dono.
Tre anni e mezzo dopo la verità si capovolge. Anzi non c’è più. Quella notte dopo Halloween, Meredith, le coltellate, la morte, le bugie, le condanne. Tutto «cancellato», come un gesso sulla lavagna. I colpevoli sono sempre più presunti.

I periti indipendenti, nominati dai giudici d’Appello, in aula lo ripetono a chiare lettere: troppi errori, troppa approssimazione da parte della polizia Scientifica nel raccogliere le tracce. Le stesse che in primo grado hanno inchiodato la biondina di Seattle e il suo fidanzato pugliese a 26 e 25 anni di reclusione.

Si trattava di tracce di Dna: quelle di Lele sul reggiseno della vittima, e poi quelle di Amanda su un coltello da cucina. «Non c’è evidenza di presenza di sangue sul coltello considerato dall’accusa l’arma con cui è stata uccisa Meredith Kercher e sul gancetto del reggiseno della vittima», ribadiscono Carla Vecchiotti e Stefano Conti, gli esperti dell’Università La Sapienza di Roma incaricati delle nuove analisi. Cinque mesi di lavoro, 145 pagine per spiegare che le prove che incastravano la coppia non sono poi così provate. Dal filmato girato dalla stessa Scientifica nell’appartamento di via della Pergola, secondo gli esperti «emerge il segno di un guanto sporco che ha toccato il gancetto del reggiseno di Meredith. Le immagini scorrono in aula. I periti spiegano che «ci sono una serie di circostanze che non corrispondono a protocolli e procedure. E le tracce non sarebbero attribuibili a Raffaele». Di più: sul manico del coltello viene confermata «l’attribuzione del profilo genetico» di Amanda, ma sulla lama i periti definiscono «non attendibili gli accertamenti effettuati».

In particolare, considerando che la traccia (che individuava sangue di Mez) era un «campione Low copy number», cioè troppo bassa, e «tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunità scientifica internazionale» relativamente a tali campioni, i periti sottolineano come «non si condividano le conclusioni circa la certa attribuzione alla vittima poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici validati».

I difensori di Foxy Knox e del neo ingegnere di Giovinazzo, hanno vinto una battaglia. Forse quella decisiva. Dall’altra parte dell’Oceano, i fan della biondina che canta i Beatles, seguono in diretta sui siti Internet. «Le indagini su Amanda Knox mettono in crisi la prova del Dna», titola la «Cbs». Concludendo sardonica: «In Italia la metà delle sentenze di primo grado vengono ribaltate in Appello»

Dall’altra parte i legali dei Kercher. «La famiglia sta vivendo in modo molto preoccupato il processo perché sente questa leggera, ma nemmeno troppo, atmosfera con la quale sembra che fino adesso si sia giocato e che non ci sia stato un lavoro serio e ben sviluppato da parte della polizia», spiega Francesco Maresca.

Quindi una stoccata al lavoro dei nuovi periti. «A mio avviso hanno lavorato in modo non assolutamente superpartes. Nelle loro analisi hanno riportato solo le domande della difesa e non quelle dell’accusa, e - precisa il legale - non so se questo un perito lo possa fare». Farsa all’italiana.