Meredith, aula blindata: esame delle tracce di dna

Un solo testimone nell'udienza del processo: la dottoressa Stefanoni, della Scientifica. L'esperta che ha isolato tracce del dna dei tre imputati sulla scena del delitto della studentessa inglese. Sollecito, Guede e la Knox sono in aula

Perugia - Giornata chiave nel processo Meredith. È iniziata nella sala degli affreschi del tribunale di Perugia, con ingresso negato a fotografi e telecamere. Davanti al gup Paolo Micheli un solo testimone: Patrizia Stefanoni, dottoressa della polizia scientifica, biologa esperta di dna. La richiesta di escussione della consulente dei pm Giuliano Minnini e Manuela Comodi è stata avanzata dal collegio difensivo di Raffaele Sollecito che ha chiesto conto delle procedure attraverso cui la biologa ha formulato i suoi risultati (in particolare ha isolato il dna di Sollecito sul gancio del reggiseno della vittima), modalità che sono state criticate nelle relazioni peritali depositate dalla difesa di Sollecito (periti Vincenzo Pasquali e Francesco Vinci). In particolare al centro del confronto le tracce di dna trovate su un frammento del reggiseno della vittima, attribuite a Sollecito, e su un coltello indicato dall’accusa come l’arma del delitto, con il codice genetico di Amanda Knox sul manico e della vittima sulla lama.

Domande tecniche Nell’accettare la richiesta degli avvocati, Giulia Bongiorno, Luca Mauri e Marco Brusco, legali di Raffaele, il gup ha dato consenso che le domande vengano poste direttamente dai consulenti trattandosi di confronto tra esperti, anche da quelli delle altre parti coinvolte. Carlo Torre, consulente di parte di Amanda Knox, (avvocati Luciano Virga e Carlo Della Vedova) e il medico legale Barbaro, consulente di parte di Rudy Guede (avvocati Walter Biscotti, Niccodemo Gentile e Vittorio Lombardo). Essendo un’udienza tecnica i tempi sicuramente non saranno brevi.

L'audizione "Stiamo confermando l’attendibilità dei dati forniti nell’indagine". Lo spiega il dirigente della polizia scientifica Renato Biondo presente al palazzo di giustizia per la deposizione della biologa Patrizia Stefanoni. L’esperta ha lasciato l’aula, in occasione della sospensione per il pranzo, senza parlare con i giornalisti. "Stiamo confermando - ha sottolineato ancora Biondo - la professionalità e l’eccellenza del nostro servizio". Secondo la ricostruzione fornita dalla scientifica ai pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi i tre imputati erano tutti presenti nella stanza dove venne uccisa Meredith e in quella occasione si erano sporcati di sangue lasciando diverse tracce. Finora la biologa ha risposto alle domande del gup, in particolare sulle modalità con le quali sono state rilevate le tracce del dna, del pm e della parte civile. Dopo la sospensione l’udienza riprenderà con le domande poste dalle difese e dai loro consulenti.

Conferme L’esperta ha risposto ai quesiti posti dal gup, dai pm e dalla parte civile. In particolare la Stefanoni ha confermato la presenza nel dna di Amanda e di Mez sul coltello, sequestrato in casa di Sollecito, indicato come l’arma del delitto. Materiale genetico di natura non ematica e riscontrato in basse quantità a causa, ipotizzano gli investigatori, della ripulitura alla quale lama e manico sono stati sottoposti dopo l’omicidio. La biologa ha anche escluso la possibilità che sia stato contaminato il frammento di reggiseno della vittima sul quale è stato trovato il dna di Sollecito. Ha inoltre ribadito che la ricerca del materiale genetico è stata eseguita secondo modalità riconosciute come valide in ambito internazionale.