Meredith, il gup: "Quei tre agirono insieme"

Il giudice spiega: pluralità degli aggressori, contesto sessuale e compresenza dei tre imputati sulla scena
dell’omicidio. Rudy: "Deluso, non
sconfitto" Amanda: "Spero di uscire"

Perugia - La pluralità degli aggressori, il contesto sessuale e la compresenza dei tre imputati sulla scena dell’omicidio di Meredith Kercher sono per il gup di Perugia Paolo Micheli "i dati supportati da elementi istruttori certi e dalla logica" alla base della sua decisione.

La decisione sui domiciliari Il gup ha cinque giorni di tempo per pronunciarsi sull’eventualità di concedere gli arresti domiciliari ad Amanda e Raffaele oppure per confermare la misura cautelare in carcere in attesa del processo. La decisione è attesa per oggi o domani al massimo, secondo quanto riferito da fonti legali.

Il processo ad Amanda e Raffaele Per Knox e Sollecito il processo inizierà il prossimo 4 dicembre davanti alla Corte d’Assise. I due imputati dovranno rispondere di omicidio, violenza sessuale, simulazione di reato, furto. Knox verrà processata anche per avere calunniato Patrick Lumumba. "Abbiamo sempre avuto fiducia della polizia e della giustizia italiana", hanno commentato i familiari di Meredith, che dopo la sentenza di ieri hanno voluto incontrare la stampa. "E’ stata fatta verità per Meredith". I legali di Knox e Sollecito hanno raccontato che al momento della sentenza di Guede Amanda è scoppiata a piangere, mentre Raffaele ha chiesto quando sarebbe tornato in libertà. Meredith fu uccisa a Perugia nella notte tra il 1 e il 2 novembre dello scorso anno. 

Guede: "Deluso, ma non sconfitto" "Sono deluso, molto deluso, ma non sconfitto". Il giorno dopo la sentenza del Gup di Perugia, Paolo Micheli che lo ha condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, Rudy Guede è convinto che la battaglia non sia ancora finita anche se la sentenza del giudice lo ha provato molto. Nel carcere di Capanne, dove è rinchiuso dal giorno del suo arresto, Rudy ha raccontato ai suoi avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile che lo sono andati a trovare stamattina, la sua prima notte dopo la condanna. In buone condizioni fisiche, Rudy ha dormito poco e appena ha visto i legali ha espresso tutta la sua delusione "sono deluso - ha ribadito - soprattutto per quella violenza sessuale di cui mi si accusa e che non ho commesso. Ma non sono sconfitto, si può ancora lavorare". Con gli avvocati l’ivoriano ha ricostruito i passaggi principali dell’inchiesta e insieme hanno parlato dei possibili percorsi che il Gup Paolo Micheli ha seguito per arrivare alla condanna a 30 anni. "Rudy è un combattente - dice l’avvocato Gentile - c’era il mondo intero che gridava alla sua condanna e l’ha ottenuta. Noi però siamo convinti che ci sono tutti gli elementi per cambiare il verdetto in appello. Ci sono molti spazi su cui intervenire".

Amanda: "Spero di uscire" "Io ci spero ancora, spero di uscire presto da qui, mi aspettavo questa decisione, ma continuo a non capire". Fragile, provata dalle 13 ore passate in tribunale, stanca ma anche serena: così è apparsa Amanda Knox a chi questa mattina l’ha incontrata nel carcere di Capanne dove è detenuta dal 7 novembre dell'anno scorso, giorno del suo arresto. Ha dormito poco stanotte Amanda, anche se la stanchezza e lo stress per la giornata di ieri a un certo punto hanno prevalso sulla paura e sulla delusione. A sostenerla, forse, anche il fatto che il gup non abbia ancora deciso se accogliere o meno la sua richiesta di arresti domiciliari. "Io ci spero - ha ribadito più volte - spero proprio di andare agli arresti domiciliari". Sono le sue parole secondo il racconto di chi ci ha parlato.