Meredith, Lumumba non risponde al pm

Scena muta del musicista congolese davanti al pubblico ministero Mignini, con i giornalisti respinge ogni accusa. I suoi legali hanno chiesto nuovamente l'archiviazione. Su Amanda dice: "L'ho perdonata"

Perugia - Si è avvalso della facoltà di non rispondere Patrick Lumumba Diya, nell’interrogatorio di stamani davanti al pubblico ministero Giuliano Mignini per l’omicidio di Meredith Kercher. All’uscita dagli uffici della procura della repubblica i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Sereni e Carlo Pacelli, hanno spiegato che il musicista congolese continua a respingere tutte le accuse per il delitto. "Abbiamo chiarito fin dall’inizio la situazione e non abbiamo ritenuto di fare quindi altre dichiarazioni" ha detto Sereni. "Abbiamo insistito nella richiesta di archiviazione - ha concluso il legale - e ora aspettiamo l’esito della nostra istanza".

All'ingresso Il musicista congolese era accompagnato dai suoi difensori. "È tutto chiaro" si è limitato a dire Lumumba al suo arrivo agli uffici giudiziari.  "Patrick ha già detto tutto, la sua versione l’ha data - ha spiegato l'avvocato Pacelli - e sarà quella. Unica, chiara e cristallina. È stato già tutto chiarito - ha ribadito l’avvocato Sereni - e non dobbiamo dire null’altro di più di quanto già detto".

Amanda perdonata Lumumba ha "già perdonato in nome di Dio" Amanda che lo ha accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Meredith. Lo ha detto lui stesso lasciando la procura di Perugia. "Dio mi ha aiutato a uscire da questa cosa - ha detto - e quindi nel nome di Dio ho già perdonato". Rispondendo ai giornalisti il musicista congolese, che ha sempre respinto ogni accusa di essere coinvolto nel delitto, ha detto: "sto bene. Continuo a credere - ha concluso Patrick - nella magistratura italiana perché non ho fatto niente".