Meredith, scontro su Dna "Nessuna traccia su lama Errori nelle procedure"

Si apre qualche spiraglio per le difese dell'americana e di Raffaele Sollecito. I periti illustrano gli accertamenti sul Dna: &quot;Reggiseno toccato con guanto sporco&quot;. E sul coltello: &quot;Non c'è evidenza di presenza di sangue&quot;<br />

Perugia - "Non c’è evidenza di presenza di sangue" sul coltello considerato dall’accusa l’arma con cui è stata uccisa Meredith Kercher e sul gancetto del reggiseno della vittima. Dopo averlo messo nero su bianco nella perizia depositata il 29 giugno scorso, lo hanno ribadito oggi in aula gli esperti Carla Vecchiotti e Stefano Conti, dell’Università La Sapienza di Roma, incaricati dalla Corte d’assise di appello di Perugia di svolgere nuovi accertamenti genetici nell’ambito del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio della studentessa inglese. A tre anni e mezzo dal delitto e dopo un processo di primo grado che ha visto Amanda e Raffaele condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere, sembrano aprirsi spiragli, dunque, per le difese dell’americana e del suo ex fidanzato pugliese.

Il filmato dei periti Vecchiotti e Conti hanno illustrato davanti alle parti gli esiti della perizia di 145 pagine elaborata sulla base dell’incarico assegnato ai due specialisti il 22 gennaio scorso, dietro richiesta delle difese. In Aula i periti hanno criticato il lavoro di repertazione da parte della polizia scientifica. Dal filmato girato dalla stessa scientifica nell’appartamento di via della Pergola, secondo gli esperti emerge "il segno di un guanto sporco che ha toccato il gancetto" di reggiseno di Meredith Kercher. Mostrato in aula il filmato, nel quale vengono mostrate alcune fasi della repertazione, i periti hanno inoltre sostenuto che "ci sono una serie di circostanze che non corrispondono a protocolli e procedure".

I periti: accertamenti non attendibili Tornando agli esiti degli esami, secondo quanto si legge sulla perizia, sul manico del coltello viene confermata "l’attribuzione del profilo genetico" di Amanda, ma sulla lama i periti definiscono "non attendibili" gli accertamenti effettuati che vi avevano individuato il Dna di Meredith. In particolare, considerando che la traccia era un "campione Low Copy Number", cioè troppo bassa, e "tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunità scientifica internazionale" relativamente a tali campioni, i periti sottolineano come "non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione alla vittima Meredith Kercher poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici validati". Per ciò che riguarda il gancetto del reggiseno, poi, viene contestato che vi sia la prova della presenza di "cellule di sfaldamento" il cui Dna è stato attribuito a Sollecito.

"Non eseguite le procedure internazionali" Inoltre, per entrambi i reperti non vengono esclusi "fenomeni da contaminazione" scaturiti dal fatto che "non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo, raccolta e campionatura" dei reperti. L’udienza si è conclusa ed è stata rinviata a sabato prossimo per il controesame dei periti. Gli investigatori che hanno raccolto le prove genetiche usate nel caso dell'omicidio di Meredith Kercher hanno fatto una serie di lampanti errori, tra cui l'uso di guanti sporchi e il mancato utilizzo di sovrascarpe, hanno inoltre riferito oggi in aula i due periti indipendenti 

Bongiorno: i guanti erano sporchi L'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, prende spunto dalle analisi dei periti super-partes per ribadire un forte sospetto che il suo collegio difensivo aveva più volte ribadito in primo grado. "Abbiamo assistito - ha detto - a dei fotogrammi dai quali si evince in modo chiarissimo che i guanti con i quali è stato preso il gancetto di reggiseno erano sporchi. Non sono parole o giudizi. Sono fotografie che attestano quella contaminazione della quale la difesa parla da anni. Peccato che la perizia sia stata fatta solo oggi perché noi la chiedevano da tantissimo tempo". Poi il legale si è soffermato sul presunto crollo delle accuse dopo le nuove analisi sul gancetto del reggiseno che, in primo grado, aveva contribuito a mettere sulla scena del delitto il ragazzo pugliese: