Meredith, tesi del gip: "L'arma del delitto il coltello di Sollecito"

La ragazza inglese sarebbe stata minacciata e poi uccisa: <font color="#ff6600"><strong><a href="/a.pic1?ID=219463" target="_blank">la ricostruzione del delitto del gip</a></strong></font>. Restano in carcere Amanda Knox, Raffele Sollecito e Patrick Lumamba Diya: &quot;Gravi indizi e pericolo di fuga. Movente sessuale per l'omicidio&quot;. Ipotesi droga e quarto uomo. <strong><a href="/a.pic1?ID=219466" target="_blank">Vacilla l'alibi del congolese</a></strong>

Perugia - Meredith Kercher è stata minacciata e poi uccisa con un coltello che Raffaele Sollecito "era solito sempre avere con sé e con il quale veniva colpita al collo". È quanto emerge dal provvedimento di convalida dei tre fermi operati dalla polizia a carico dei tre presunti presunti responsabili della morte della studentessa. In base alla ricostruzione - operata sui "dati di fatto esistenti in questo momento" - non è comunque chiaro chi abbia sferrato alla giovane inglese il colpo mortale. Secondo il gip, infatti, Lumumba Diya si sarebbe appartato con Meredith in camera sua e quindi ai due si sarebbe unito anche Sollecito. I tre fermati hanno tutti respinto l’accusa di essere coinvolti nella vicenda.

Il coltello di Sollecito Per Raffaele Sollecito portare con sé un coltello era una cosa abituale che faceva da quando aveva 13 anni. Lo ha sostenuto lui stesso nell’interrogatorio di ieri davanti al gip di Perugia. Lo studente universitario ha spiegato che il coltello era diventato ormai un accessorio del suo abbigliamento, tanto da cambiarlo a seconda di ciò che indossava. Uno di questi, di colore nero con una lama di 8,5 centimetri, è stato sequestrato a Sollecito martedì scorso. Secondo il consulente tecnico del pubblico ministero è compatibile con la possibile arma del delitto. Nel corso della perquisizione nell’abitazione dello studente, la polizia ha sequestrato un altro coltello sempre a serramanico.

Le motivazioni La volontà di "provare una qualche nuova sensazione" soprattutto da parte di Amanda Knox e il suo fidanzato Raffaele Sollecito, nonché il desiderio di Patrick Lumumba Diya di avere rapporti "con una ragazza che gli piaceva e lo rifiutava" sono i presupposti dell’omicidio a Perugia di Meredith Kercher. Lo sostiene il gip Matteini motivando i tre fermi per il delitto. È "chiara l’assoluta futilità" del movente dell’omicidio di Meredith Kercher "rappresentata dal desiderio di rapporti sessuali non voluti dalla vittima". Lo aggiunge il gip nel provvedimento con cui ha convalidato i fermi dei tre indagati.

"Gravi indizi e pericolo di fuga" Gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei tre indagati ma anche "reale, effettivo e non immaginario" pericolo di fuga sono alla base della convalida dei tre fermi operati dalla polizia per l’omicidio di Meredith Kercher decisa dal gip di Perugia. Nell’ordinanza del giudice Claudia Matteini viene infatti rilevato che si è in presenza di una giovane statunitense, Amanda Knox, e di un quarantaquattrenne originario dell’ex Zaire, Lumumba Diya, "i quali avrebbero avuto modo di allontanarsi senza problemi dal territorio dello Stato al fine di sottrarsi alle investigazioni". Per quanto riguarda il pugliese Raffaele Sollecito, lo stesso, anche con l’aiuto della Knox alla quale era legato sentimentalmente, "avrebbe avuto modo - secondo il gip - di uscire dall’Italia rendendo più difficile l’accertamento dei fatti". Il giudice ha tra l’altro rilevato che al momento del fermo c’erano specifici elementi che potevano far ritenere fondato il pericolo di fuga.

Nuove piste Potrebbe esserci l’uso di droghe sullo sfondo dell’omicidio di Meredith Kercher. Gli investigatori che indagano sul delitto mantengono il riserbo, ma una delle ipotesi che stanno valutando - secondo quanto si è appreso - è proprio quella che gli assassini abbiano agito sotto l’effetto di stupefacenti. Altra ipotesi al vaglio - viene confermato oggi in ambienti investigativi - è che nel delitto possa essere coinvolta una quarta persona, oltre alle tre già in carcere. Ipotesi legata in particolare al ritrovamento su un cuscino sporco di sangue nella stanza della studentessa di una impronta digitale di una persona non ancora identificata.