Meredith, il teste albanese conferma le sue accuse In aula c'è anche Sollecito

Il testimone chiave (<em>nella foto</em>) conferma davanti al gup di aver visto tutti e tre gli imputati fuori dalla casa di via della Pergola la notte del 1 novembre. Presente sul banco degli accusati anche lo studente pugliese: lui e Amanda non possono guardarsi

Perugia - Processo Meredith, atto secondo. È iniziata la seconda udienza preliminare davanti al Gup Paolo Micheli per il caso dell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Presenti tutti e tre gli imputati: Amanda Knox, Rudy Guede e Raffaele Sollecito. Quest’ultimo ha deciso, rispetto alla prima udienza, di essere in aula. L’obiettivo di Sollecito è quello, secondo gli avvocati, di guardare negli occhi "chi lo sta calunniando ripetutamente". Il giovane studente pugliese è apparso molto provato dai quasi 10 mesi passati in carcere. Molto dimagrito, capelli castani lunghissimi, abbigliamento comunque molto curato e ricercato, indossa una giacca chiara, una camicia bianca e dei jeans.

Testimone chiave Felpa blu chiusa fino al mento e berretto azzurro calato sugli occhi. Impossibile vedere il volto di Hekuran Kokomani, l’albanese 38enne considerato il super testimone dell’accusa che è appena entrato nell’aula 2 del tribunale di Perugia. Il 38enne un mese dopo l’omicidio di Meredith si presentò in procura per raccontare di avere visto i tre ragazzi accusati la sera del 1 novembre (Meredith venne uccisa nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 2007) nel giardino della casa del delitto. Kokomani disse anche che uno di loro, in particolare Amanda che lui conosceva come conosceva Rudy, aveva un coltello in mano. La sua testimonianza venne considerata dagli inquirenti assolutamente attendibile e lo è ancora oggi anche per l’avvocato di parte civile. Di diverso parere i legali dei tre imputati. Gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile che difendono Rudy Guede, hanno chiesto ed ottenuto dal Gup, Paolo Micheli, che l’albanese venisse sentito come teste per dimostrare l’inesistenza del concorso in omicidio in quanto i tre giovani, secondo i legali, non si conoscevano affatto, e anche per fare emergere le contraddizioni che, a dire dei legali, hanno sempre punteggiato il racconto di Kokomani. In particolare le discrepanze tra l’orario da lui indicato come momento in cui aveva visto i tre ragazzi insieme ed anche il giorno, in quanto all’epoca lui parlò di una serata piovosa, mentre il 1 novembre del 2007 non era piovuto affatto. A Kokomani potranno essere poste domande anche dai legali di Amanda e Raffaele.

Quattro ore di domande E' durato quattro ore e mezzo l’interrogatorio del testimone chiave che ha risposto a tutte le domande dei magistrati e anche dei pool difensivi dei tre imputati. Il testimone, all’uscita, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Ha delegato al suo posto l’avvocato di fiducia, Antonio Aiello. "Non entro nei particolari, ma confermo - spiega Aiello - che il mio assistito ha ribadito in toto le dichiarazioni rese spontaneamente al pm. Ha ribadito di aver visto Amanda, Raffaele e Rudy nei pressi di via della Pergola. Ha visto e ribadito che Amanda Knox aveva in mano un coltello. Il mio assistito non è stato in grado di dire con certezza quando è avvenuto questo incontro fortuito con i tre indagati". Nel corso dell’interrogatorio gli avvocati della difesa hanno chiesto esplicitamente al testimone se ha percepito compensi nelle sue comparse nelle trasmissioni televisive dove ha raccontato la sua versione dei fatti. "Una domanda certamente non pertinente - continua Aiello - alla quale il mio assistito ha risposto di non aver mai percepito denari e di essere stato sconsigliato vivamente dal sottoscritto di chiedere dei compensi. L’unica 'promessa' di denaro gli sarebbe arrivata tramite un sms nel quale si diceva: 'Se vai da Porta a porta riceverai diecimila euro'".

Uno sguardo tra Amanda e Raffaele Stanno assistendo all’udienza senza potersi guardare tra loro i tre imputati. Sono seduti su tre diverse file di banchi, accanto ai loro difensori. Con alle spalle il personale della polizia penitenziaria. Sollecito e la Knox erano fidanzati fino al momento dell’arresto, il 6 novembre scorso, e da quel giorno non si erano più incontrati. I due si sono scambiati uno sguardo al momento di entrare in aula. Poi più niente. Nessun contatto nemmeno con Guede. Nel suo interrogatorio davanti al pm l’ivoriano ha ammesso di essere stato presente in casa della Kercher quando venne uccisa (negando però ogni responsabilità nel delitto come fatto anche dagli altri due) e di avere visto un giovane italiano nell’abitazione, ma anche di avere sentito la voce di una donna provenire dall’esterno.