Merini, Sanguineti, Montalcini, Hack La rivolta degli esclusi eccellenti

da Milano

D’altronde così vanno le cose. Quando Fabio Fazio portò i premi Nobel al Festival (ricordate Dulbecco e Gorbaciov?) molti sbuffarono dicendo che, insomma, non erano cose da Sanremo, troppo alte, troppo sofisticate. Ora che Pippo Baudo ha lasciato a casa, con rispetto parlando, tutti gli intellettuali e gli scienziati candidati al festival, la solfa non cambia: proteste.
L’astrofisica Margherita Hack è in stile Esopo, variabile La volpe e l’uva. Aveva scritto le parole di Questo è il mondo per Stefano Pais e quindi, diciamola tutta, un compiaciuto pensierino a sentirla cantare all’Ariston l’avrà pur fatto. Ora invece: «Sanremo? È una gran barba: avrei partecipato solo per fare un favore a un amico. A Pippo Baudo preferisco Il Commissario Rex». Però, che stile. Ne ha di più Pippo Baudo, che replica: «Lei può guardare quello che vuole, anche le stelle che conosce benissimo».
Pure la poetessa Alda Merini non ha mezze misure. Aveva scritto Il primo amore e avrebbe dovuto esibirsi con Giovanni Luti: «L’esclusione è una cattiveria pura, un’ingiustizia, ci sono rimasta molto male. Visto che al festival sono tutti vecchi e bacucchi, grazie di avermi estromessa dagli scavi di Pompei». Ciumbia.
Di sicuro Nobel si nasce e non si diventa: lo dimostra Rita Levi Montalcini, 98 anni tra pochi mesi (è nata come Indro Montanelli il 22 aprile del 1909). Le sue parole avrebbero accompagnato la musica dei Jalisse, quelli che vinsero il Festival scrivendone involontariamente l’inno: Fiumi di parole. Dopo l’esclusione, la sua portavoce si è limitata a dire: «Non è per nulla addolorata dall’esclusione». Precisando: «Le parole della professoressa sulla pace, l'istruzione, la solidarietà e la condizione delle donne africane inizialmente rappresentavano una riflessione su alcuni dei suoi temi più cari. E non dovevano costituire il testo di una canzone. Poi è nato il progetto insieme ai Jalisse ma anche in questo caso la canzone non doveva arrivare al festival. E saggiamente la commissione artistica non ha ritenuto che le parole del premio Nobel venissero usate in una competizione come Sanremo». Però. Anche Edoardo Sanguineti, paroliere di Ottavia Fusco per la bocciata Habanero, ha regalato un commento asettico, per fortuna molto lontano dal suo recente invito a resuscitare quell’odio di classe che impiombò (anche) gli anni Settanta: «Credo che la valutazione del testo di una canzone in lizza per il festival dovrebbe basarsi su canoni estetici e non politici». Troppo facile, caro Sanguineti, sbrigarsela così.
Chi invece non ha bisogno di giustificarsi è Alessandro Baricco, che qualcuno ha iscritto senza motivo nella lista degli autori bocciati da Baudo per il festival che inizia il 27 febbraio. In realtà lo scrittore non ha presentato alcun testo alla commissione del festival. «Abbiamo solo ricevuto - spiegano i suoi assistenti - una telefonata qualche mese fa. Un musicista ci avvisava che il brano di Eugenio Finardi avrebbe avuto un testo liberamente ispirato a Novecento». Tutto qui, risparmiamo altri fiumi di parole.