Il Merisi conteso

Sant’Agapito o San Gennaro? È questa la domanda alla quale hanno cercato di dare una risposta gli studiosi del Caravaggio nel convegno «Luce su Palestrina», tenutosi nella città laziale in occasione della sistemazione definitiva nel locale Museo Diocesano del dipinto caravaggesco raffigurante un santo decapitato. In realtà è tutt’altro che facile far luce su un pittore controverso come Michelangelo Merisi, sul quale raramente i critici sono d’accordo.
Il dipinto è stato individuato come opera del Caravaggio nel 1967 da Maurizio Marini, che lo ha pubblicato come copia del «santo obispo la cabezza degollata» (santo vescovo dalla testa decollata), ovvero San Gennaro, che figurava nel 1653 tra i beni del palazzo di Valladolid di Juan Alfonso de Herrera (viceré di Napoli dal 1603 al 1619).
Il Marini lo vide nel convento dei Padri Carmelitani di Palestrina e, dopo aver inizialmente pensato a una copia, si convinse della sua autenticità, tanto che la Soprintendenza lo trasferì a Roma nella Galleria Nazionale d’Arte antica per essere restaurato. Ora finalmente è rientrato in sede, ma come Sant’Agapito, il santo patrono di Palestrina, morto decollato come San Gennaro. Lo sostiene Maurizio Calvesi, il quale pensa che questo martire sarebbe stato raffigurato dal Merisi proprio a Palestrina, subito dopo la sua latitanza da Roma nel 1606 nei feudi Colonna in seguito all’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Quanto alla committenza, si tratterebbe di Francesco Colonna, forse in occasione del compleanno del principino Agapito.
San Gennaro rimane, però, sempre plausibile per Rossella Vodret, Sovrintendente per i beni storici e artistici del Lazio, che vede nel dipinto, dopo il recente restauro, i vapori della solfatara di Pozzuoli, dove San Gennaro sarebbe stato decollato, dopo essere uscito indenne da una fornace. Il quadro sarebbe stato eseguito per una chiesa di Napoli (forse il Carmelo Maggiore) e solo in seguito portato a Palestrina.
Il misterioso santo raffigurato non è di facile identificazione perché Caravaggio si è limitato a dipingere un giovane dal cui collo schizza il sangue, lasciando il carnefice e la scena nell’ombra. Pur nella violenza del soggetto, il santo appare composto e sereno nel momento del passaggio dalla vita alla morte.