Meritava mille volte il patibolo ma io iracheno non provo gioia

da Bagdad

Una parte degli iracheni ha cominciato a festeggiare quando si è capito che si avvicinava l’esecuzione di Saddam. In molti pensano che impiccarlo risolva tutti i problemi dell’Irak, che il patibolo sia una bacchetta magica e la sua morte una magia che risolleverà il paese. Quest’uomo è stato un criminale ed un assassino che meritava mille volte di venire condannato a morte, ma ciò non significa che dobbiamo provare gioia, perché la situazione in cui versa l’Irak è disastrosa e non ci permette di festeggiare. La scorsa notte, quando si avvicinava la fine di Saddam, il cuore mi batteva forte, perché ho ancora paura del sistema che aveva creato e dei suoi accoliti. Non dimenticherò mai le sue parole, «Se un dito mi tradisce lo taglio» e così ha fatto con i poveri iracheni.
Le famiglie delle tante vittime del suo regime non possono dimenticare i loro cari barbaramente uccisi o torturati nelle buie e famigerate celle dei servizi di sicurezza. Li capisco, ma la morte di questo pazzo fanatico, che si credeva Dio in Terra, segnerà l’ennesimo momento di divisione per il già dilaniato Irak. Qualcuno continuerà a considerarlo l’unico salvatore del paese che vive in una strana democrazia, mentre altri volteranno pagina dimenticando per sempre il suo nome e la sua epoca. Sarebbe bello che l’esecuzione servisse a girare veramente pagina, ma temo che aver scelto questo momento per eseguire la condanna a morte potrebbe provocare una terribile impennata della violenza confessionale. Per la prima volta è prevista una vacanza di nove giorni che comprende la ricorrenza dell’Al Adha, il capodanno e la festa delle forze armate. Il governo ha deciso di sfruttare al massimo questo momento impiccando Saddam.
Purtroppo gli ultimi giorni dell’anno non rappresentano un momento di festa e tranquillità come nel vostro paese. In Irak hanno un altro sapore ed il colore rosso del berretto di Babbo Natale è il colore del sangue versato nelle strade dai civili iracheni a causa delle autobombe e degli attacchi suicidi. Per la prima vola, però, affronteremo il nuovo anno senza Saddam e per questo motivo siamo quasi obbligati a guardare indietro, alla nostra vita. La mia generazione di quarantenni è proprio quella su cui Saddam ha scommesso per costruire il suo folle sogno. Fin dalle elementari ci intruppavano nell’organizzazione giovanile Al Talaie (l’Avanguardia) e quando arrivavi al liceo entravi nell’esercito popolare. Saddam era un gran bugiardo e con le sue menzogne ha militarizzato tutti gli iracheni. Abbiamo perso non meno di dieci anni della nostra vita nelle guerre di Saddam, per soddisfare la sua mania di grandezza. Ora Saddam non c’è più, ma gli iracheni sono ugualmente preoccupati per l’inconsistenza della nuova classe politica, che talvolta è peggiore dei vecchi baathisti.