La Merkel: 25 miliardi per la ripresa

«Priorità assoluta alla crescita». L’ingente piano di investimenti riguarda opere pubbliche, ricerca tecnologica, incentivi alle imprese ed energia pulita

Salvo Mazzolini

da Berlino

Priorità assoluta alla crescita. È questa la parola d’ordine che Angela Merkel ha impartito ai suoi ministri per risanare l’economia tedesca e riportare la Germania al suo ruolo di locomotiva d’Europa. E per raggiungere questo obbiettivo la Cancelliera ha compiuto ieri un primo passo concreto varando un piano di investimenti di 25,3 miliardi di euro tutto finalizzato a stimolare la ripresa della macchina produttiva tedesca.
«Solo se riusciremo ad avere di nuovo una crescita stabile - ha detto la Merkel - sarà possibile creare nuovi posti lavoro, ridurre la disoccupazione, rimettere in ordine i conti pubblici e rendere finanziabile lo Stato sociale».
Il piano è stato messo a punto dopo un vertice che si è svolto in un clima di vera e propria clausura. Per due giorni Cancelliera e ministri della Grosse Koaltion si sono chiusi in un castello del Brandeburgo per decidere quanto e dove investire per stimolare la ripresa che si sta timidamente affacciando nel panorama tedesco dopo anni di stagnazione che hanno sfiorato la recessione. La fetta più grossa degli investimenti, oltre 6 miliardi in quattro anni, va alla ricerca e ai progetti per lo sviluppo tecnologico. Quattro miliardi e mezzo andranno invece a opere pubbliche e infrastrutture nel settore dei trasporti. Il resto, circa 15 miliardi, sarà suddiviso tra incentivi alle imprese che rinnovano gli impianti, formazione del personale, misure di sostegno allo sviluppo di fonti energetiche pulite, aiuti per la creazione di posti di lavoro a domicilio.
Basterà per ridare slancio all’azienda Germania? Il portavoce della Confindustria ha elogiato l’impostazione del piano che privilegia la crescita sulla difesa immediata dei benefici sociali, come avrebbe voluto la componente socialdemocratica della Grosse Koaltion, ma ritiene che il volume degli investimenti non sia sufficiente per imprimere una vera e propria svolta e si augura che ci siano ritocchi a favore soprattutto delle imprese che non trasferiscono all’estero gli impianti, causa principale della disoccupazione che nonostante le riforme di Schröder si ostina a non scendere e rimane sopra l’11%.
La stessa Merkel ha detto che il piano deve essere inteso come un primo passo. Presto, ha annunciato, si darà il via a un’altra riforma a favore dell’economia, quella dell’abbattimento di una serie di ostacoli burocratici per restituire agli imprenditori la voglia di investire e rischiare. Su un punto i due partiti della coalizione non sono riusciti a trovare un’intesa: il futuro delle centrali nucleari che dovrebbero essere chiuse entro il 2020.