La Merkel affossa le Borse. Btp mai così in basso

La bacchetta magica della Banca centrale europea di Mario Draghi ha prodotto solamente una tregua: dopo un iniziale rimbalzo, ieri le Borse di mezzo mondo sono cadute sul campo di battaglia del G20. A trafiggerle è stata la spada di Angela Merkel, al grido che i Paesi extra Ue non hanno alcuna voglia di sborsare quattrini per potenziare il fondo salva stati (Efsf). Agli occhi dei mercati quello dei Grandi della Terra è un mezzo fallimento: dopo essere arrivata a cedere oltre il 3%, Milano ha chiuso in calo del 2,6%, Parigi del 2,2%, Francoforte del 2,7%, negative anche Wall Street (-0,9% alle ore 20 italiane). Ad appesantire il clima in Piazza Affari, la conferma che l’Italia ha chiesto il «monitoraggio» trimestrale delle misure di risanamento annunciate. Una condizione da «sorvegliata speciale» perché, ha detto il direttore del Fondo Christine Lagarde, in questo momento il Paese paga una «mancanza di credibilità» sui mercati. L’Italia era già sotto gli occhi di Bce, Commissione ed Eurogruppo.
Nel corso della giornata La «distanza» («spread») tra i Btp e i Bund tedeschi ha superato i 462 punti base, con un rendimento del decennale italiano schizzato al massimo dalla creazione dell’euro (6,42%), per poi chiudere a quota 454. La Bce ha proseguito gli acquisti tampone ma - sottolinea Gabriele Grecchi, macroeconomista del Credit Suisse - «Piazza Affari paga le tensioni nella maggioranza, l’azione delle banche europee per scaricare gli impieghi e le vendite degli investitori a leva».
L’Unione europea, prosegue Grecchi, è oggi paragonabile a un «gruppo di malati che si rivolge al pronto soccorso nella speranza di una trasfusione reciproca; è evidente che occorre un aiuto esterno». A mancare, inoltre, «è un reale piano per la ripresa»: ieri la riprova in Germania, dove gli ordinativi alle imprese sono calati a settembre del 4,3%, più delle attese degli analisti (-1,4% ad agosto). La Francia annuncerà lunedì un altro piano di rigore, reso necessario dalla revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2012 dall’1,75%, ma spaventano anche i segnali provenienti dagli Stati Uniti: in ottobre la disoccupazione è scesa al 9% e, secondo gli analisti, gli 80mila posti di lavoro creati sono troppo pochi per rilanciare i consumi: il settore privato che ha creato 104mila posti mentre continuano a perderne quello pubblico (-24mila) e le costruzioni (-20mila).
Il quadro è poi dominato dal vicolo cieco della Grecia, dove infuria il toto-premier per il dopo Papandreou: secondo Grecchi, se riusciranno ad erigere le indispendabili barriere anti-contagio, Fmi e Bce accompagneranno Atene verso il fallimento pilotato. Debole anche l’euro che, dopo una ripresa durante la giornata grazie alla decisione di Atene di ritirare il referendum, ha chiuso a 1,3744 dollari. A pagare un conto salato in Piazza Affari sono state ancora una volta le banche (-3% l’indice Dj stoxx del settore in Europa) con diversi titoli che nel pomeriggio sono passati dall’asta di volatilità, Unicredit ha concluso in calo del 6,5% seguita da Intesa Sapaolo (-4,8%) e Bpm (-5,9%).