Merkel: "Dovremo tirare la cinghia per 10 anni"

La crisi attanaglia Eurolandia e la cancelliera Merkel spaventa i mercati. Si complica lo scenario in Grecia. Missione Ue in Italia. Lagarde (Fmi): "E' stato Berlusconi a chiedere la nostra certificazione"

Roma Dieci anni di cinghia tirata per gli Stati e poi si potrà tornare a crescere ai livelli pre crisi. La diagnosi viene dall’azionista di maggioranza dell’euro, cioè dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha dedicato il consueto videomessaggio del sabato, al debito pubblico di Eurolandia e ai tempi di risalita. «È certo che ci sarà bisogno di un decennio» per risolvere la questione del debito «che è stato accumulato in decenni». Il cammino «richiede molti sforzi» e «ognuno deve fare la sua parte».

Fino a oggi non è andata così ed è proprio per questo che la crisi «non potrà finire da un giorno all’altro». «Quasi tutti i grandi Paesi europei hanno sprecato risorse in questi anni, molto più di quanto ne sono entrate». Per questo «abbiamo deciso che tutti si impongano ora un freno».
Considerazioni che rischiano di pesare sulla riapertura dei mercati di domani. Così come la partita politica in Grecia, dove il governo alle prese con l’allargamento della maggioranza rispettare gli impegni; con le sfide dell’Italia, che presto vedrà arrivare gli inviati del Fondo monetario che verificheranno - come ha confermato il direttore generale Christine Lagarde - l’attuazione dei piani del governo. Riflettori anche sui conti della Francia che sta preparando una manovra.

Le stime del pil francese per il 2012 sono state quasi dimezzate (da una crescita stimata all’1,75% all’1%) e questo ha aggravato la situazione del deficit, vero punto debole del Paese, tanto che il governo - secondo il quotidiano Le Monde - sta preparando tagli e nuove tasse per almeno 7 miliardi di euro. Tra le ipotesi allo studio, un aumento della tassa sui ricavi e un ritocco al rialzo per l’Iva agevolata, che attualmente, nella versione dell’Esagono, è al 5,5%.

Scenario ancora complicato in Grecia. Rispetto all’ottimismo di venerdì, quando è tramontato il referendum. I tentativi del premier Giorge Papandreou di formare un governo di grande coalizione si sono scontrati, per il momento, con il «no» del leader dell’opposizione di centrodestra, il segretario di Nuova democrazia, Antonis Samaras, che ha rifiutato l’offerta e ha chiesto «elezioni subito». Il presidente della Repubblica oggi consulterà Semaras e gli chiederà nuovamente la disponibilità ad appoggiare il governo di sinistra, che all’ultima votazione ha ottenuto 153 voti su 300.
Dopo la Grecia, l’attenzione delle istituzioni europee e mondiali si concentra sull’Italia. Ieri il direttore generale del Fmi, Lagarde, ha confermato la versione italiana sulla missione degli ispettori, peraltro in un’intervista a Le Monde, giornale francese vicino alla sinistra.

«È l’italia che ha chiesto la nostra expertise. Il presidente del Consiglio non ha chiesto un classico programma del Fondo. Ha detto - ha aggiunto Lagarde, riportando parole di Silvio Berlusconi - “io mi sono impegnato a realizzare degli sforzi e a mettere in pratica delle riforme, ma i mercati non mi credono. Chiedo che un terzo indipendente dimostri la veridicità di quello che propongo”». E voi crederete a Berlusconi? «Lo sottoporremo al test della realtà», ha risposto. Il Fmi controllerà, quindi, l’attuazione del piano italiano. Un altro media mai tenero con il Belpaese, L’Economist, ieri ha previsto che nel 2012 l’Italia sarà in recessione, con un calo del pil dello 0,3%, in controtendenza rispetto agli altri partner europei.

La partita italiana comincia comunque domani. Intanto con la presentazione del decreto sviluppo che dovrebbe concretizzarsi entro mercoledì. Poi, sempre domani, una riunione dell’Eurogruppo sul fondo salva-Stati e il ruolo del Fmi e la missione della commissione in Italia. Appuntamenti difficili, come ha avuto modo di sottolineare il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ieri a Taormina per il congresso dei Giovani dirigenti della Pubblica amministrazione in un intervento dedicato al braccio di ferro tra finanza e politica.

Tema che sta a cuore anche alla Commissione europea che ieri ha annunciato interventi per ridurre retribuzioni e bonus ai dirigenti delle banche, «tornati a livelli immotivati», ha spiegato il Commissario al Mercato interno e ai servizi finanziari, Michel Barnier.