Merkel e Sarkozy: «Aboliamo Maastricht per almeno due anni»

Due anni di «stimolo fiscale» senza osservare troppo strettamente il vincolo del 3% sul deficit stabilito da Maastricht. A Bruxelles la commissione Barroso vara oggi il primo nucleo d’interventi per far fronte alla crisi economica, chiedendo ulteriori tagli ai tassi alla Bce (portandoli al 2,5-2,7%). E la parola d’ordine filtrata da qualche anticipazione suona così: allargate i cordoni della borsa nel 2009 e nel 2010 anche a costo di ignorare la rincorsa ai pareggi di bilancio. Per tornare al risanamento si può aspettare il 2011. Solo che i 27 - che decideranno singolarmente - devono tener conto di alcune linee guida di cui sempre ieri è trapelato qualcosa: va bene la riduzione dell’Iva per aumentare i consumi e per promuovere prodotti a basso costo energetico; via libera anche sulla riduzione delle tasse sul lavoro specie sulle fasce più deboli; ok per lo sblocco dei prestiti alle piccole e medie aziende utilizzando i fondi messi a disposizione delle banche per i salvataggi e, infine, incentivi per auto pulite, case ecologiche e ristrutturazioni edilizie per rendere gli edifici meno inquinanti e più «risparmiosi».
Ma al di là degli interventi che oggi annuncerà la commissione già ci si interroga sulle diversità delle manovre che in varie capitali stanno per esser messe a punto, sulle possibilità (oggi scarse) di varare un ulteriore, forte pacchetto europeo d’interventi per il summit Ue in calendario per l’11 e 12 dicembre, visto che in ballo ci saranno 130 miliardi di euro; e, ancora, sulla capacità di riuscita di queste misure: salvavita o semplicemente anestetici?
Dopo il faccia a faccia Sarkozy-Merkel di lunedì, concluso con un quasi nulla di fatto («Il piano europeo di rilancio? La Francia ci sta lavorando, la Germania ci sta riflettendo...» ha notato gelido il presidente francese), i due leaders hanno consegnato ieri a Figaro e Frankfurter Allgemeine Zeitung uno scritto a doppia firma in cui si dichiarano d’accordo sull’idea di usare un punto di Pil per rilanciare la traballante economia europea e chiedono «più flessibilità» alle regole di Maastricht. Cose già in cantiere. Ammettono poi, Sarkozy e Merkel, che avviato il rilancio sarà «l’ora di costruire un vero piano di risanamento del bilancio». Ma qui si fermano. Senza far cenno al tipo di iniziative che intendono assumere. Dall’incontro parigino di lunedì è emerso che entrambi non sono affatto favorevoli alla riduzione dell’Iva, come prospettato da Barroso e come del resto ha già deciso il governo britannico che da lunedì prossimo, per 13 mesi consecutivi porterà l’imposta dal 17,5% al 15% per dar fiato ai consumi.
Presidente francese e cancelliera tedesca sono invece decisi a reclamare maggiori aiuti al settore automobilistico, visto che la maggior parte della produzione europea è in casa loro. La bozza della commissione europea - che sarà resa nota quest’oggi - pare preveda non più di due miliardi per il settore e le indiscrezioni circolate ieri sul documento (incentivi per le auto pulite) lo confermerebbero. Il che non piace a Parigi e Berlino, soprattutto dopo che Obama ha promesso aiuti all’industria di Detroit e che al congresso si sta negoziando un pacchetto da 25 miliardi di dollari.
Proprio la Merkel, intanto, è sotto tiro in Germania per il suo voler tenere stretti i cordoni della borsa. Sono ormai in parecchi, anche nel suo partito, che reclamano sgravi fiscali per il lavoro in modo da incentivare i consumi ma la cancelliera, in questo in linea col suo ministro delle finanze, il socialdemocratico Steinbbrueck, non vuole abbandonare la politica di rigore che del resto l’aveva portata non più tardi dell’anno scorso - quando ancora le cose andavano bene - ad alzare l’Iva dal 16% al 19% per aumentare gli introiti. Sgravi fiscali? Solo dopo le elezioni del 2009, ha fatto capire la cancelliera. Generando polemiche ed accuse.