La Merkel infrange i tabù tedeschi «I sussidi agricoli non sono sacri»

Roberto Fabbri

Chiari segnali per un cambiamento nella politica europea della Germania sono arrivati anche ieri da parte di Angela Merkel, la candidata dell’opposizione cristiano-democratica alla Cancelleria, attualmente favoritissima nei sondaggi con oltre 20 punti percentuali di vantaggio. In un acceso scambio di opinioni con il Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder davanti ai deputati del Bundestag, la Merkel ha assestato un metaforico schiaffo alla consolidata alleanza franco-tedesca affermando che i sussidi europei agli agricoltori non possono essere considerati intoccabili. Sempre durante il suo intervento in Parlamento, la Merkel ha inoltre ribadito con chiarezza ancor più esplicita che in passato la chiusura sua e del suo partito all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea come membro a pieno titolo.
A Schröder che sosteneva che il cosiddetto “sconto britannico” sui contributi all’Ue non fosse più accettabile (tesi invano sostenuta dal presidente francese Chirac nel suo incontro di martedì col premier di Londra Tony Blair) la Merkel ha replicato rompendo un tabù dell’attuale politica europea della Germania: «È fuor di dubbio - ha detto - che i britannici si debbano muovere. Ma non è possibile chiedere flessibilità alla Gran Bretagna e poi considerare sacrosante le sovvenzioni agricole comunitarie». Sovvenzioni di cui la Francia, va ricordato, è la principale beneficiaria.
La candidata cristiano-democratica alla Cancelleria ha dunque chiarito di volere ribilanciare la politica europea del suo Paese, sganciandola dalla strettissima alleanza con Parigi. Ma i suoi critici fanno notare che la sua sortita avrà come effetto, invece dello «smuovere i britannici» di cui lei ha parlato, di incoraggiare Blair a impuntarsi sul rifiuto di un compromesso con i partner europei sulla questione dello sconto, dal momento che potrà ragionevolmente contare su una futura maggior comprensione per le sue tesi il giorno in cui cambierà il governo a Berlino. Su questo ieri al Bundestag Schröder è stato durissimo con la Merkel, accusandola di fare così «un pessimo servizio» alla Germania e all’Ue.
Lo scontro in Parlamento tra la leader dell’opposizione e il Cancelliere è continuato con altrettanta asprezza quando la Merkel ha toccato il tasto delicato della Turchia. Schröder è notoriamente un deciso sostenitore dell’ingresso di Ankara nell’Unione, ma la sua avversaria politica ha invitato a non sottovalutare le paure degli europei rispetto ad allargamenti che rischiano di snaturare il progetto Ue. Come le è consueto, ha usato un linguaggio molto diretto. «Questo vertice europeo - ha detto riferendosi al cruciale summit in corso a Bruxelles - deve inviare un segnale ai cittadini in Europa: andare avanti e continuare su questa strada porterà alla distruzione dell’Europa». «Sarebbe totalmente irresponsabile - ha continuato la Merkel - negoziare con la Turchia per dieci anni e facendo sperare nella piena adesione quando sappiamo che non ci sarà mai una maggioranza per una simile decisione in quei Paesi dove su questo argomento si terranno dei referendum popolari». A questo punto è chiaro a tutti che, se la Merkel vincerà le elezioni, la data del 3 ottobre per l’inizio dei negoziati di adesione all’Ue della Turchia sarà cancellata.