La Merkel rischia un fiasco al vertice Ue

Il summit dedicato a crescita, energia e ambiente. Blair chiederà ai Paesi «renitenti» un maggior impegno sull’Afghanistan

nostro inviato a Bruxelles

Due scogli, di cui uno imprevisto. Un esordio, un addio (quello di Chirac, giunto alla volata finale) e un rientro (quello di Berlusconi nel preludio del Ppe al castello di Maise, in cui, si mormora, dovrebbe tornare a farsi sentire sui temi europei). Nel vertice Ue di oggi e domani - dedicato a crescita, energia e ambiente - Angela Merkel sogna un successo per la prima discesa in campo da presidente dell’Unione. Ha fatto lavorare a lungo gli sherpa tedeschi per trovare un compromesso buono per tutti, ma è difficile pensare che possa lasciare il segno. Anche perché da Londra è partito un siluro: Tony Blair ha fatto sapere che porterà all’attenzione del summit la necessità di un maggiore impegno in Afghanistan da parte di troppi «renitenti» che hanno inviato truppe ma non vogliono esporle al fuoco lasciando nelle peste inglesi, americani, olandesi e canadesi. Gli addetti ai lavori hanno notato come il premier britannico ha detto di volere discutere l’argomento «nella discussione informale». Che la Merkel voleva invece dedicare alla «dichiarazione di Berlino», ovvero al «breve e leggibile testo» che vorrebbe fosse formalizzato il 25 marzo a Berlino per i 50 anni della Ue. Una sorta di mini Costituzione (anzi, un impegno preciso a riprenderla in esame), che Blair non ha invece affatto intenzione di vedersi sottoporre.
Facile mettere in preventivo un primo scontro, cui potrebbero seguirne altri, a cominciare dal binomio energia-ambiente, che pure era stato messo in calendario tra mille cautele per non dividere eccessivamente i 27. Se infatti non appare proibitivo che dall’appuntamento si esca con la decisione di affrontare in comune il tema energetico (con addirittura l’ipotesi di creare un «mister energia» che parli a nome di tutti nei contatti coi Paesi fornitori) è sulla formuletta che già passa sotto il nome di «tre 20 per cento» che appaiono diversi scogli. Barroso, e con lui la Merkel, chiede un impegno per ridurre del 20% le emissioni di gas nocivi entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Entro la stessa data si richiede un aumento del 20% di produzione energetica. E infine, sempre entro 13 anni - per evitare l’effetto serra - si prevede di portare al 20% l’uso delle fonti rinnovabili nel totale dei consumi, con un contributo del 10% dai biocarburanti.
Ma nella bozza di conclusioni su questi tre temi resta tra parentesi il carattere vincolante delle intenzioni. Barroso e Merkel chiedono un impegno preciso. La Francia non vuole saperne, a meno che non si calcoli nella quota rinnovabile anche il nucleare, che i nordici e l’Italia rifiutano. L’ex Est europeo, ma anche Grecia e Spagna, non vogliono vincoli: temono di dover spendere troppo per restare nelle quote. Meno complesso il capitolo della crescita: la Ue attende un aumento del Pil per il 2007 del 2,7%. Nel biennio 2007-08 dovrebbero essere creati 7 milioni di nuovi posti di lavoro e il tasso di occupazione complessiva dovrebbe salire dal 64% del 2005 al 66% del 2008. Ma resta il discorso delle regole (che non si vorrebbe più chiamare Costituzione): gli inglesi lo considerano defunto, polacchi e cechi sono più che scettici.
La Merkel sognava e forse ancora sogna un esordio coi fiocchi. Rischia invece già grosso. E non per colpa sua.