La Merkel si giustifica: serve rigore sul Patto di bilancio

Roma«L’Europa deve fare ancora molta strada prima di riconquistare la fiducia degli investitori e dei mercati. Ma in ogni caso è altrettanto chiaro che siamo impegnati in modo convinto sulla strada di una moneta stabile, di finanze solide e di una crescita duratura». Angela Merkel, all’indomani del declassamento di nove paesi dell’Eurozona da parte dell’agenzia di rating americana Standard & Poor’s, incontra a Kiel i vertici del suo partito, la Cdu. E di fronte al piccolo terremoto che ha sconvolto l’Europa, una sorta di certificato di sfiducia nei confronti dell’area euro, si attesta su una linea di prudente distacco. Una posizione riassumibile in una dichiarazione di intenti: il downgrade di massa non va demonizzato ma anzi deve stimolare il cammino dell’Europa verso il risanamento del bilancio.
«Giusto o sbagliato che sia l’insicurezza permane e dobbiamo lavorare per riportare la fiducia degli investitori velocemente in Europa. Le agenzie di rating fanno il loro lavoro. Noi dobbiamo fare i nostri compiti» spiega la cancelliera tedesca. «La strada per ristabilire la fiducia degli investitori è ancora molto lunga. Ma un giorno riusciremo a convincere le agenzie di rating». Per la Merkel c’è una sola risposta possibile: «Adesso bisogna accelerare sul Patto di bilancio. Siamo chiamati a mettere in opera rapidamente il patto fiscale, a realizzarlo con determinazione e non cercare di ammorbidirlo in alcun modo». Inoltre «il nuovo fondo salva-stati Esm dovrà essere messo in funzione velocemente per recuperare la fiducia degli investitori». Il riferimento è al meccanismo europeo di stabilità che dovrebbe diventare operativo nella seconda metà del 2012 con una capacità di 500 miliardi di euro, a disposizione dei Paesi in difficoltà finanziaria.
«Non sono completamente sorpresa» dal taglio del rating di nove paesi, tra cui Francia e Italia, continua la Merkel, precisando che il declassamento dei rating sovrani «non mette in pericolo il fondo che non deve necessariamente avere un rating AAA». In ogni caso, per quanto riguarda i giudizi delle agenzie bisogna allargare la platea e non limitarsi ai verdetti del colosso statunitense. «Standard & Poor’s non è l’unica agenzia. Fitch ad esempio ha detto che non intende declassare Parigi».
Quanto alla Germania, il taglio del rating di nove paesi non significa che Berlino «debba fare di più». «Dobbiamo fare in modo di allargare la base del nostro piano di salvataggio al maggior numero di paesi. Non credo che il downgrade possa avere una qualche influenza sul contributo della Germania rispetto ad altri paesi» nell’Efsf, dotato attualmente di una capacità di 440 miliardi di euro. Di certo, fa capire la Merkel, bisogna iniziare a ragionare sulla possibilità di limitare la dipendenza dai giudizi delle agenzie di rating e l’impatto dei loro giudizi sull’economia. Una proposta questa che per Frau Merkel «vale una considerazione».
Le parole della cancelliera in Italia accendono più di una perplessità. «Con le sue affermazioni, Angela Merkel scherza col fuoco» dice Paolo Guerrieri, economista della Sapienza. «La Germania ritiene che rigore senza sufficiente liquidità e prospettive future di crescita possa essere una strategia ancora sostenibile mentre non lo è. Anzi. È una strategia esposta a pericolosissimi incidenti di percorso, incontrollabili e incontrollati». «Dire che il meccanismo Esm debba entrare quanto prima senza specificare che si potenzieranno le risorse e le modalità di uso non può tranquillizzare nessuno, tantomeno i mercati» chiosa Guerrieri. E se Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl, dà ragione alla Cancelliera rispetto alla messa in discussione delle agenzie di rating, Pier Luigi Bersani, legge nel declassamento «la sconfitta della linea Merkel-Sarkozy». «Gli amici tedeschi dovrebbero ricordare che non ci sarebbe una Germania così se non ci fosse stata l’Europa». In altri tempi avrebbe chiesto le dimissioni di Silvio Berlusconi.