Merlo: «Ecco perché voglio fare di Voltri la porta dell’Africa»

(...) Perché non si può affidare a società direttamente controllate la fornitura di alcuni servizi praticamente in regime di monopolio.
Presidente, alla Spezia il ministero ha fatto sapere che la società partecipata dall’Autorità, non opera rispettando la legge. E a Genova?
«Qui la cosa è assai diversa. Abbiamo ereditato le quote della Filse. La società Finporto c’era già, stiamo solo cercando di razionalizzare la situazione. Stiamo anche cercando di uscire gradualmente da diverse partecipate. Da Stazioni Marittime, ad esempio. Tutto avviene in pieno coordinamento con il ministero, nel rispetto delle linee guida che seguirono l’ispezione del 2004».
Dopo che si era già iniziato a seguire quelle linee guida, è arrivata però l’inchiesta della procura, pur se finita con risultati irrilevanti.
«Non do giudizi sul merito dell’inchiesta. Di certo la materia portuale è regolamentata da una legislazione troppo complessa che non aiuta a fare chiarezza. Anche l’ultima riforma è servita solo in parte a migliorare le cose. Ma ripeto, un conto è la parte amministrativa, che deve verificare il ministero e la Corte dei Conti, altra è la parte che può assumere rilevanza penale».
L’Autorità Portuale è controllata da tutti. Però di pasticci sembra combinarne tanti comunque.
«Si chiede all’Autorità di occuparsi della parte commerciale, di promozione di traffici, che richiedono certe strategie e una determinata libertà di manovra che non c’è. Se siamo un soggetto commerciale dobbiamo muoverci come una Spa e non lo siamo. Ma all’Autorità si chiede anche di gestire il demanio marittimo, senza avere la forza di intervenire e sanzionare eventuali situazioni».
Mani legate?
«Cito Roberto D’Alessandro, presidente del vecchio Cap. Quando vide il progetto delle nuove Autorità Portuali, disse che si passava dai cannoni ai fucili a tappo. In realtà ci sono molti regolamenti attuativi che non sono mai stati emanati».
In questa situazione, quali strategie?
«Dobbiamo uscire dall’Aeroporto. È inutile essere soci e pretendere di investire 20/30 milioni che non abbiamo in un’impresa non strategica quando non possiamo spendere sulle banchine. Così pure usciremo dalla Fiera e dalla Porto Antico».
Figurarsi il libro dei sogni dell’Associazione Industriali che vorrebbe far passare la pista ciclabile all’interno delle Riparazioni navali?
«Intanto pensiamo a dare risposte alle sempre crescenti richieste del mercato. Sono aumentate le navi, dobbiamo recuperare spazi per la sesta vasca. Già siamo andati avanti con i dragaggi e le aree di manovra sulle banchine. Poi si parlerà delle nuove dighe verso mare. Un’idea più costosa ma anche più stimolante. Sul resto ci confronteremo con la città sul prossimo piano regolatore portuale».
Dopo la Costa rischiano di scappare altri?
«Su Costa ormai è impossibile tornare indietro. Adesso ci saranno le nuove aree di Ponte Parodi per la cui assegnazione potrà concorrere chiunque. Ma non mi pento di aver puntato su Msc, che ci sta ripagando alla grande. Già quest’anno ha superato gli 800mila passeggeri. Aponte con Grandi Navi Veloci vuole fare di Genova il più grande porto passeggeri del Mediterraneo. E comunque con Costa a Savona il saldo regionale resta più che attivo».
Già, i passeggeri...A Voltri non sembrano così entusiasti delle sue idee?
«Ho incontrato i residenti, il Municipio, i comitati. A mio avviso a Prà e Voltri non hanno ancora assorbito la presenza del Vte per cui c’è resistenza a ulteriori sviluppi. Anche se, come in questo caso, non ci sarebbe un impatto sul territorio, anzi».
L’incontro non ha dato buoni frutti?
«Il Municipio mi ha chiesto di ritirare il progetto e in cambio ha offerto la disponibilità a ridiscutere».
Lo ha fatto?
«Assolutamente no. Non posso fermare una procedura già in corso in cambio di nessuna certezza. Ho detto che, mentre procediamo, siamo disponibili a trovare una soluzione alternativa. Se e quando si troverà, ritireremo l’altro progetto».
Si possono anche capire: il progetto vuol lasciare arrivi e partenze «comunitari» a Genova e spostare a Voltri i traghetti per i porti extracomunitari. Non si può fare metà per uno?
«Su tre milioni di passeggeri l’anno, due milioni e mezzo riguardano il traffico da e per le isole. Solo mezzo milione riguarda passeggeri extracomunitari. Portare a Voltri i passeggeri Schengen vorrebbe dire fare una struttura da tre milioni di transiti. Sarebbe una cosa enorme».
Così lascerebbe là tutti i traghetti per l’Africa?
«Ci sono anche le strutture ideali per un trattamento particolare allo sbarco che viene imposto dalla legge».
Fare il presidente è una bella rogna? Rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«Eh sì, qui a Genova il porto c’entra in qualsiasi cosa. Comunque rifarei tutto quello che ho fatto».
E non si dimentichi la promessa sull’inchiesta all’ufficio protocollo. Da parte nostra, certamente, non potremo accettare che tutto venga liquidato come una «disfunzione». Se qualcuno ha deciso di «giocare» con le date e i numeri di protocollo, addirittura spostando di mesi l’arrivo della corrispondenza, non può essere solo un caso o una distrazione. Il motivo deve uscire fuori.