Merloni vuol vendere ad Abn la quota nel patto di Capitalia

L’industriale: «Non è una partecipazione strategica». Il pressing degli olandesi

da Milano

La partecipazione che Fineldo, la holding della famiglia Merloni, detiene in Capitalia, pari allo 0,4%, non è strategica e potrebbe essere ceduta agli olandesi di Abn Amro. Lo ha detto, al workshop Ambrosetti di Cernobbio, il patron del Gruppo Indesit, Vittorio Merloni. La quota fa parte del patto di sindacato che controlla la maggioranza dell’istituto romano: come ha spiegato Merloni, la disponibilità a cederla ad Abn Amro è legata al fatto che rimanga sindacata. «Per noi - ha precisato - non è strategica, ma nel patto restiamo molto volentieri: se ci chiedono le azioni in quanto servono per il patto gliele cediamo, altrimenti no». Secondo Merloni, «è bene che Fineldo abbia buoni contatti con le banche, ma non siamo lì per motivi speculativi, non siamo i furbetti del quartierino». Merloni non ha ancora avuto contatti con Abn Amro sul tema, ma ha confermato di aver saputo dell’interesse espresso dagli olandesi di incrementare la propria partecipazione in Capitalia. Al momento, comunque, il cda della finanziaria della famiglia Merloni non ha mai esaminato l’ipotesi di cedere la propria quota.
Per gli olandesi di Abn Amro le prossime saranno settimane impegnative. I primi azionisti di Capitalia, con il 7,7%, devono infatti decidere entro il 15 settembre se uscire o restare soci del patto di sindacato del gruppo bancario guidato da Matteo Arpe. La stretegia degli olandesi, secondo i rumor degli ultimi giorni, sarebbe non solo quella di restare nell’azionariato di Capitalia, ma anche di incrementare la loro quota, puntando in pratica a capeggiare un nuovo aggregato bancario italiano di dimensioni europee, sul modello di Unicredit-Hvb. L’idea che si fa largo è l’unione tra Capitalia e Antonveneta, la banca di cui Abn è entrata in possesso lo scorso anno. Amsterdam sta insomma sondando il terreno. Per ora, comunque, l’accoglienza ricevuta dal management di Capitalia è stata glaciale. L’alternativa sarebbe l’uscita, ma secondo le regole stabilite dal Patto stesso che prevede una prelazione a favore degli altri soci. In sostanza l’unico modo per scalare Capitalia è passare dal mercato in modo da riconoscere un premio di maggioranza a tutti i soci.
Intanto, in una recente analisi sul settore creditizio stilata da Louis Capital Markets, Capitalia si preparerebbe a diventare «parte di una fusione», in caso contrario «sarà messa fuori gioco». Il documento cita anche Montepaschi di Siena e Banca Popolare Italiana tra i «potenziali obiettivi di fusioni e acquisizioni» in Italia.