«Un mese fa dissi a mio figlio: finirai nei guai»

«Viviamo in un Paese in cui un indagato viene già considerato condannato»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Firenze

Sereno, ma amareggiato. «Esattamente come mio figlio Davide». Il ct azzurro Marcello Lippi vorrebbe parlare del gruppo e della prima settimana di lavoro, che oggi culminerà con una doppia amichevole mattutina - due tempi da 40’ in cui ruoterà tutti i suoi giocatori - con Sestese e San Gimignano Sport, squadre di serie D (arbitri i giovani Stefanini e Brighi e la scelta non sembra casuale) prima di ventiquattro ore di libertà per permettere a molti, tra l’altro, di votare per le amministrative. Invece il fuoco di domande è sul figlio Davide, da venerdì indagato nell’inchiesta romana sulla Gea, di cui era collaboratore. E mette a nudo l’anima del genitore ferito.
Lippi, ha sentito suo figlio?
«Sì, è sereno e amareggiato, come me per altro. Restar sereno non mi costa, viene dal profondo del cuore. Ma è ovvio che non toglie l’amarezza, non sono un robot. Sono contento se tutto sarà chiarito velocemente, così si farà chiarezza su chi si deve far perdonare e chi no. Mio figlio ha la coscienza a posto».
E lei come sta?
«Lippi sta bene, e intendo il padre e il figlio. Io non mi faccio condizionare nel mio lavoro, e sarebbe bello poter tornare a parlare di calcio: ma se continuate a chiedermi di altre vicende, finisce che ci mettiamo a piangere. Eppure noi non lo facciamo...».
Come vede questa vicenda?
«Viviamo in un Paese in cui quando una persona è testimone è come se avesse ricevuto un avviso di garanzia e quando è indagato figura come un condannato. Perciò sono contento che questa vicenda si risolva velocemente».
A suo figlio cosa ha detto?
«Già un mesetto fa gli dissi: con tutto il casino che sta venendo fuori e con il fatto che tu hai collaborato con questi, vedrai che anche tu ne sarai coinvolto».
E non è pentito di averlo convinto tempo fa a lasciare il calcio giocato e a fare il lavoro di procuratore?
«No, lo ripeterei anche oggi: perché non conta il mestiere che fai, ma come lo fai. E lui l’ha fatto seriamente».
È stata opportuna la pubblicazione sulla stampa di conversazioni private?
«Di cose non opportune ce ne sono tante. Aspetto serenamente l’evolversi di questa vicenda. Mi auguro solo che chi ha anticipato giudizi, quando tutto sarà chiarito dirà dove necessario “mi sono sbagliato”, ma sono certo che non succederà».
Venerdì le ha telefonato Guido Rossi per darle un nuovo incitamento. Avete parlato di calcio?
«Parliamo delle nostre cose. Lui è rimasto molto colpito dall’entusiasmo del gruppo e mi ha detto di continuare così, ribadendoci grande fiducia».
Ma lo scandalo sta influendo sul lavoro del gruppo?
«Le preoccupazioni che tutti noi stiamo vivendo, ognuno a titolo personale e di tipo diverso, non intaccano minimamente la preparazione per il Mondiale. Credo tra l’altro che abbiate apprezzato la disponiblità di tutti a parlarne. Lontano dal terreno di gioco possono far attenzione ad altre cose, ma sul campo l’approccio mentale dei ragazzi è eccezionale. Insomma in campo vedo la stessa voglia, lo stesso impegno e la stessa allegria di sempre. E per nessuna ragione al mondo, io rinuncerei a portare questi strepitosi calciatori a giocarsi la cosa più bella del mondo».
Complimenti le sono arrivati da Sacchi e Ronaldo, mentre Beckenbauer ha fatto invece marcia indietro dopo le sue dichiarazioni «bellicose».
«A Sacchi voglio telefonare. Da Ronaldo fa piacere sentir dire che con me l’Italia andrà lontano, segno che il rapporto creato in un anno di Inter è rimasto. Beckenbauer con la sua retromarcia ha invece mostrato di essere una persona intelligente».
Parliamo di Totti. Ieri si è dedicato a un addestramento specifico sul capitano della Roma e gli ha fornito degli assist. È la nota più lieta del gruppo.
«Non solo Totti, ma tutti sono note liete. Francesco sta migliorando di giorno in giorno, crede molto nel lavoro che sta facendo e lo sta svolgendo serenamente. È impegnato nei cambi di direzione, nello slalom tra i paletti e negli scatti con il tiro finale (ieri la “vittima” delle sue conclusioni era il portiere Amelia, ndr). Sicuramente sarà in campo per la doppia partitella di oggi».
Dica la verità, ma se Italia-Ghana si giocasse domani?
«Magari... E non per quanto sta accadendo nel nostro calcio, quanto per la voglia che abbiamo di iniziare quest’avventura».