Dopo un mese niente tracce. Ora al setaccio l’auto di Stasi

Garlasco - Questa mattina le auto e le bici sequestrate ad Alberto Stasi dovrebbero, ma il condizionale come sempre è d’obbligo in questa tormentata vicenda, venir trasferite da Vigevano ai laboratori dei Ris di Parma. Una voce che come sempre viene puntualmente «non confermata né smentita» dagli investigatori che ogni giorno di più si trincerano in un ostinato mutismo che contribuisce ad aumentare la confusione.

Dunque sempre e solo stando ai «si dice», evidentemente se confermate queste notizie darebbero un enorme vantaggio all’assassino chiunque esso sia: alla volta di Parma partiranno la Golf del ragazzo, la Bmw X3 della madre, il furgone Citroën Berlingo della ditta del padre e le due bici. Tutto verrà passato al «luminol», reagente che consente di evidenziare tracce di sangue anche vecchie, latenti o lavate. Il sospetto degli investigatori infatti è che Alberto la mattina del 13 agosto si sia recato con una delle vetture, pur senza escludere le bici, a casa Poggi e abbia massacrato la fidanzata. Un omicidio particolarmente cruento in cui il killer non poteva non macchiare di sangue abiti e scarpe. Poi, sempre secondo la tesi degli investigatori, rimettendosi al volante dovrebbe per forza aver lasciato tracce su sedili, pedaliera e tappetino. Per questo gli abitacoli dei veicoli verranno passati al setaccio.

Manca ancora, tuttavia, l’arma del delitto. Nessuno sembra abbia ancora controllato eventuali tracce nei bagagliai delle autovetture in uso a Stasi e non si capisce come mai una simile operazione non sia stata ancora fatta a quattro settimane dal delitto e a tre dall’iscrizione del giovane nell’elenco degli indagati. In quell’occasione vennero appunto effettuati i sequestri dei mezzi di trasporto, insieme a roncole, martelli e quanto altro potesse essere stato usato come arma del delitto. Ovviamente anche questi oggetti non sono stati ancora analizzati.

Sembra invece siano state passate al microscopio le sei paia di scarpe, alcune consegnate spontaneamente, altre sequestrate, di Alberto che ai primi esami, però, non presentano tracce di sangue. Dovrebbero comunque anche queste essere passate al «luminol» per avere la certezza che non siano state ripulite. Non che ci si aspettasse del resto di trovare chissà cosa. Sulle calzature indossate dal ragazzo al momento del ritrovamento del cadavere di Chiara non c’erano tracce ematiche, anzi è proprio questa «stranezza» ad aver indirizzato le indagini su di lui visto che apparentemente non avrebbe potuto attraversare la scena del crimine senza sporcarsi. Sulle altre calzature è ancora più ovvio che i Ris non abbiano trovato tracce ematiche: è ovvio che il vero assassino se ne sia disfatto insieme ad abiti e arma del delitto.