Per un mese si prega al Palasharp

Il Palasharp si trasformerà in una moschea a tempo. Da venerdì prossimo e per altri quattro nelle settimane successive, il palazzetto ospiterà la preghiera degli islamici cacciati da viale Jenner.
La notizia è vera, anche se non ha tutti i crismi dell’ufficialità. D’altronde il clima è quasi da calciomercato. L’imam Hamid Shaari si è incontrato ieri con la proprietà del Palasharp e all’uscita ha rivelato sorridendo di aver trovato «un accordo soddisfacente per entrambe le parti», senza però entrare nel merito delle cifre. «Non c’è nulla di scritto. Il nostro è stato un patto fra gentiluomini, in attesa che oggi le istituzioni decidano sul da farsi. Anche se non abbiamo firmato un vero e proprio contratto, mi sento di dire che siamo pronti a spostarci al palazzetto già da venerdì», dice il presidente del centro culturale islamico. Una dichiarazione che ricorda proprio quelle di un dirigente di una qualsiasi squadra di serie A. Sempre di trattative fra privati si sta parlando, come ha ribadito ieri con toni duri il vicesindaco De Corato, anche se qui non c’è in ballo lo sbarco di Ronaldinho, ma lo spostamento dei fedeli alla Mecca da una parte all’altra della città.
L’imam si è fatto più severo quando è stato interrogato sul tavolo previsto per oggi fra Regione, Provincia e prefetto. «Non siamo stati convocati. Se il prefetto ci chiamerà, allora diremo la nostra. Sono le istituzioni che devono rendere ufficiale il nostro accordo con la proprietà del Palasharp».
La sistemazione al palazzetto di Lampugnano risolve la questione moschea per un mese. Ma dopo? Non c’è nulla di certo. E allora fioccano le proposte. L’ultima è dell’assessore alle Attività Produttive, Tiziana Maiolo. «Propongo una raccolta di firme per indire un referendum in cui venga chiesto ai cittadini se vogliono che siano le istituzioni a trovare un luogo di culto per i musulmani o se siano gli islamici stessi a dover individuare e finanziare la loro moschea». Un’iniziativa simile alla consultazione popolare proposta dall’opposizione a Genova sull’accordo firmato dal sindaco Vincenzi con la comunità islamica. «I comuni devono solo dare l’autorizzazione necessaria, non certo trovare loro uno spazio», ha concluso la Maiolo.