La Messa che Bach non ha mai ascoltato

La Bachakademie di Stoccarda propone la celebre opera religiosa che il musicista tedesco ha impiegato 25 anni a scrivere e che non ha visto eseguire nella sua interezza

Pietro Acquafredda

Chi ama la musica non può non cogliere al volo l’occasione dell’esecuzione a Roma della Messa in si minore di Bach - per la Filarmonica, ad opera della Bachakedemie di Stoccarda , del Collegium Vocale Gent, dei solisti Sybilla Riberne, Ingeborg Danz, Lothar Odinius, Klaus Haeger e James Martin, con la direzione di Helmut Rilling - sia per la sua rara presenza nei nostri cartelloni, mentre sarebbe assai salutare che ogni anno la Messa come anche le Passioni di Bach, ed anche la Sinfonia n. 9 di Beethoven comparissero nei cartelloni delle istituzioni più importanti; e sia perché il suo ascolto che invita a meditare sul «divino» può trasformarsi in un bagno rigeneratore e autentica ascesi sotto la spinta di uno dei più grandi monumenti innalzati dall’uomo alla trascendenza.
Le differenze confessionali fra noi e il luterano Bach, sulle quali nel tempo molti esegeti si sono accaniti, non avrebbero perciò peso alcuno, perché alla radice dell’opera di Bach c’è un autentico e profondo senso religioso, come quello di qualunque uomo che non voglia chiudersi al mondo dello spirito.
Ma la Messa di Bach è soprattutto musica somma, infinita dove bellezza e verità vanno a braccetto, coincidono - secondo una bella espressione che il compianto pontefice Giovanni Paolo II ribadì nel suo messaggio agli artisti, in occasione del Giubileo del 2000 - e il cui ascolto può far riflettere anche sulle caratteristiche della musica «da chiesa», che avendo come compito principale quello di elevare la mente dell’uomo a Dio, deve essere impastata di suoni totalmente diversi da quelli che si ascoltano per strada in ogni momento. La differenza fra sacro e profano, soprattutto nel tempio, dev’essere visibile e marcata anche nella musica.
Al musicologo spetta fornire ancora qualche dato storico-tecnico sull'opera bachiana, aggiungendo che fu scritta in più riprese (e non nel medesimo ordine dell’Ordinarium missae: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei); che tenne occupato il musicista durante un arco di tempo lungo quanto l’intera sua permanenza a Lipsia, dal 1724 al 1749; e che, in ordine di tempo, egli ebbe a scrivere il Sanctus nel 1724, il Kyrie e Gloria dieci anni più tardi, con dedica al cattolico Federico Augusto II re di Polonia; e che solo negli ultimi anni (1748-49) la completò con il Credo, Benedictus e Agnus Dei; e che, infine, non l’ascoltò mai tutta di seguito prima di morire.
Accademia Filarmonica. Teatro Olimpico. Questa sera, ore 21. Bach: Messa in si minore. Direttore Helmut Rilling. Biglietti da 16 a 26 euro. Informazioni: 06-3265991.