Messa e pranzo in casa per Prodi poi sale sull’Eurostar per Roma

Il candidato del centrosinistra ostenta sicurezza: «Ho dormito benissimo, ma aspettiamo i numeri»

da Roma

Un «meraviglioso momento di democrazia», dice di buon mattino Romano Prodi. Alle dieci il candidato premier del centrosinistra è già al seggio, nello storico liceo Galvani di Bologna. Ci arriva a piedi dalla sua casa di Via Gerusalemme, accompagnato dalla moglie Flavia e assediato da cronisti e telecamere. Si è fermato a bere un caffè in piazza Santo Stefano, ha avuto in dono un uovo di Pasqua da una fan, ha stretto decine di mani.
«In Italia le elezioni sono un meraviglioso momento di democrazia, si vota con grande serenità», spiega ad una giornalista spagnola che lo intervista. E a chi gli chiede come viva l’ansia della vigilia confida: «Stanotte ho dormito benissimo, oggi c'è il sole e si vota con grande serenità. Spero che tutto si svolga nella massima regolarità e nella massima serenità». Deposta la scheda (come avrà votato al Senato, dove l’Ulivo non c’è e Margherita e ds si presentano in proprio? Il Professore non ha mai voluto dirlo, perché «il voto è segreto»), lo aspetta la santa Messa, tappa obbligata della domenica elettorale di un candidato cattolico, e poi il pranzo in famiglia. Famiglia in versione ridotta, non ci sono tutti i cento fratelli, cognati, cugini e nipoti che rallegrano le vacanze prodiane in quel di Bebbio: solo figli e nuore.
In serata, il candidato premier (sempre con moglie, figli, nuore e nipotina Chiara sulle ginocchia), si imbarca sull’Eurostar diretto a Roma, dove stanotte inizierà la lunga attesa dei risultati. Con chi gli chiede cosa si aspetti il leader dell'Unione non si sbilancia: «Meglio aspettare, vedere i numeri». Certo, Prodi ricorda e cita i cori da stadio che l'hanno accompagnato a casa l'altra sera a Bologna: «L'aspettativa è alta, ma quando è così devi sempre stare attento». Oggi Prodi rimarrà chiuso nel suo quartier generale di Santi Apostoli, a seguire lo spoglio assieme ai fedelissimi. In serata (in caso di vittoria) è previsto l’arrivo di tutti i big del centrosinistra, per festeggiare insieme sotto la maxi tenda bianca allestita sulla piazza. E si sussurra di una possibile celebrazione collettiva a Piazza del Popolo.
A urne ancora aperte, nelle sedi dei partiti del centrosinistra affluiscono i primi exit poll super-segreti. I dati sull’affluenza ai seggi, che pare in forte crescita, creano inizialmente qualche allarme. Il professor Arturo Parisi studia numeri, elabora flussi e rassicura: «Alla fine l’affluenza premierà noi». Suspense sulle regioni ancora considerate in bilico: Puglia, Piemonte, Lazio. Nervosismo in casa Ds, dove ieri sera pareva allontanarsi il traguardo più ambito, quello di diventare il primo partito del Paese. «Tutta colpa della Rosa nel pugno», si commentava a denti stretti.
Piero Fassino ha votato in mattinata nella sua Torino. Anche lui, come Silvio Berlusconi, in compagnia della mamma. Si dice «sereno e fiducioso», si augura «che tanti elettori vadano a votare e che votino bene». Francesco Rutelli è andato al seggio in mattinata a Roma, e non ha rilasciato alcun commento. Non parla nemmeno Massimo D’Alema, che ha votato nella «sua» Bari e ai cronisti che lo attendono racconta solo che in mattinata si è concesso (molto prodianamente) una bella pedalata in bicicletta, una gita culturale alla scoperta degli scavi archeologici del sito messapico di Egnathia. Intanto, da Bologna, Sergio Cofferati spande ottimismo: «Martedì ci sarà il sole, sarà una bellissima giornata», promette. A Roma, Walter Veltroni dice che l’alta affluenza alle urne «è un fatto positivo, c’è voglia di partecipare ed è una prova democratica importante». E concede un sorriso smagliante alla giornalista danese che gli chiede perché non sia lui, il candidato premier dell’Unione. «Perché c'è un candidato migliore e si chiama Romano Prodi», giura Veltroni.