La Messa in genovese è contro la vera Chiesa

Egregio dottor Lussana, faccio riferimento al dibattito che si è creato sulle pagine del Giornale in merito alla celebrazione della Santa Messa in dialetto genovese, e al riguardo desidero esprimere alcune mie considerazioni.
La Liturgia in Latino è nostra cultura di base!
La nota della dottoressa Francesca Poluzzi, che condivido, mi sembra di particolare attualità: la Santa Chiesa Cattolica, attraverso il nuovo Sommo Pontefice è in costante cammino per la riaffermazione della sua centralità e universalità.
Colonia ci ha insegnato, fra l’altro, che la Liturgia in latino è stata una ulteriore modalità di fraternità fra i giovani, ciascuno diverso dall’altro per individualità, cultura, razza ma insieme nell’unica vera Chiesa e che non hanno certo ad esempio quel «povero» Giuliani sulle cui vicende sarebbe meglio stendere un pietosissimo velo.
Oggi purtroppo paghiamo le carenze di certi giovani (forse anche Andrea Gallo fu giovane un tempo!), divenuti pure presbiteri in frangenti di crisi vocazionali, ma che restano senza quell’adeguata cultura, anche della lingua latina, necessaria per valorizzare il senso della Tradizione.
La Costituzione Conciliare Sacrosantum Concilium ci ricorda che la Liturgia è culmine e fonte dell’azione della Chiesa; ed a mio avviso il latino sa rendere, senza nulla voler togliere all’azione liturgica in lingua locale che può coesistere, il concetto della radice culturale cristiana di cui è mancante quell’Europa che nel tentativo di egemonia, mercantile e monetaria, si sente, finanche affine alla Turchia, tanto da poterne ipotizzare un adesione .

Rapallo