La Messa in latino a Genova è un successo

Monica Bottino

La Messa in latino a Genova non è una novità: viene celebrata ogni domenica e ad ogni festa comandata. Da due mesi la liturgia di San Pio V, quella che era molto amata anche da Padre Pio, si può seguire nella Chiesa di San Carlo, in via Balbi, alle 11, per espressa concessione dell’arcivescovo di Genova. «Segno che forse qualcosa non è chiaro a chi crede che il Papa voglia effettuare una sorta di revisionismo quando propone di allargare la possibilità di celebrare la Messa in latino», dice l’avvocato Emilio Artiglieri, presidente della sede genovese dell’associazione «Una voce», diffusa in tutto il mondo e sorta per difendere l'antica liturgia in lingua latina, quella celebrata per secoli secondo il Messale di san Pio V e arricchita dal canto gregoriano.
Il «caso» nasce dalla protesta avviata qualche tempo fa dal sacerdote genovese don Paolo Farinella, che, attraverso Internet, ha lanciato un appello per raccogliere firme da spedire in Vaticano per chiedere a papa Benedetto XVI di non riportare la celebrazione all’antica formula. «Ma forse don Farinella non ha chiaro che non si tratta di tornare all’antico - prosegue l’avvocato Artiglieri - bensì di avviare un’ulteriore liberalizzazione della celebrazione secondo il messale del 1962». Infatti grazie al Concilio Vaticano II la celebrazione della Messa subì una grande rivoluzione: nello spirito della vicinanza maggiore al fedeli si stabilì che il sacerdote celebrante dovesse rivolgersi con il volto all’assemblea dei fedeli e non dare loro le spalle, e soprattutto la lingua della celebrazione diventò quella nazionale.
«Ma non si cancellò la possibilità di celebrare comunque l’antico rito - continua il presidente dell’associazione genovese -. Si può fare anche adesso basta ottenere un permesso dal proprio vescovo. Infatti la nostra associazione l’ha sempre celebrata, e da due mesi monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, seguendo anche le indicazioni che erano state fornite dai suoi predecessori, Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e prima di loro addorittira da monsignon canestri, non solo ci ha concesso di proseguire nella nostra Messa secondo san Pio V, ma ci ha consentito di avere a disposizione la splendida chiesa di San Carlo in via Balbi, dove raccogliamo molti fedeli. Papa Ratzinger vorrebbe soltanto rendere più facile la possibilità di celebrarla».
Eppure don Paolo Farinella ha avuto già parecchio seguito nella raccolta di firme contro la Messa in latino, accusata dai suoi detrattori di allontanare i fedeli dalla compensione della celebrazione.
«No, non è così! - dice Artiglieri -. Tant’è vero che basterebbe seguire soltanto una volta una delle nostre celebrazioni per comprendere quale sia l’atmosfera speciale che le contraddistingue. E comunque le Letture e il Vangelo vengono letti prima in latino e poi in italiano e anche l’Omelia è in italiano. E comunque vorrei ricordare a don Farinella che la nostra è la Messa di Papa Giovanni XXIII. Non vogliamo entrare in polemica, ma ci sembra che non vi sia nulla di nuovo in ciò che intende proporre il Santo Padre, ma solo una liberalizzazione in più». I sostenitori della Messa in latino sono convinti che la sacralità dell’antica lingua consenta ai fedeli di partecipare alla liturgia con un’emozione maggiore. L’antico messale piaceva molto anche a Padre Pio di Pietrelcina che chiese e ottenne di poter continuare l’antica celebrazione.
Sul caso è arrivata la pronuncia esplicita della Curia di Genova. «Il Concilio Vaticano II non ha abolito o chiesto di abolire la Messa di San Pio V», si legge nel comunicato ufficiale. E ancora: «L’ampliamento dell’indulto riguardante la liturgia cosiddetta di San Pio V non equivale in alcun modo a sconfessare il Concilio Ecumenico Vaticano II, né il Magistero dei Papi Giovanni XXIII e Paolo VI».
«Sono compiaciuto della posizione ufficiale che ha chierito gli equivoci», conclude l’avvocato Artiglieri. Dando a chi vuol partecipare a una Messa molto suggestiva l’appuntamento in via Balbi.