Dalla messa alla notte in carcere Papa non cede: "Sono innocente"

Il giorno più lungo del deputato Pdl, iniziato nella chiesa romana di
San Claudio e finito a Poggioreale: "Mi sento un prigioniero politico,
continuerò la battaglia"

Roma - Un autobus da prendere, la manina che fa ciao-ciao, il borsone sulle spalle, la camicia aperta, il Colosseo a fare da sfondo per le fotografie. Sembra un turista qualsiasi, un pellegrino, invece è Alfonso Papa, deputato del Pdl, ex magistrato. Tra qualche ora verranno i finanzieri ad arrestarlo, lo condurranno nel carcere di Poggioreale, Napoli. Intanto, lui se ne va in giro per Roma.
Dov’è? Eccolo, con la cravatta in tasca mentre aspetta alla fermata, si mischia agli altri passeggeri dell’Atac, entra nella chiesa di San Claudio, si sistema a metà navata e segue la messa quasi in silenzio. «Vivo questi momenti con grande serenità perché sono innocente e lo dimostrerò». Il giorno più lungo di Papa inizia così, con tanti sorrisi e il profilo basso, e finisce con le frasi forti pronunciate nell’ufficio del gruppo a Montecitorio, mentre col suo avvocato aspetta di sapere se dovrà andare in galera subito o se potrà passare un’altra notte a casa. «Mi sento un prigioniero politico. Continuerò da dietro le sbarre la mia battaglia per la verità».
In mezzo, un pomeriggio ad alta tensione, fitto di domande cruciali. Il voto sarà segreto o palese? Che farà la Lega? E i finiani? E l’Udc? Sente i discorsi, poi alle sei tocca a lui. Parla per un quarto d’ora, usa dei toni soft, quasi rassegnati, che qualcuno deve avergli consigliato. Si dichiara «assolutamente estraneo nel merito a tutte le accuse» che la procura di Napoli gli contesta nell’ambito dell’inchiesta P4, ma non vuole «fare un appello per la difesa di un parlamentare» perché «sono convinto che la verità non abbia bisogno di difensori». Quindi, «mi affido alle vostre decisioni». Certo, lui si considera non solo innocente «davanti alla mia coscienza, davanti a Dio e agli uomini», ma addirittura la vittima di una montatura. «Gli stili di vita e i nomignoli che mi sono stati attributi sono molto lontani dal mio modo d’essere, ma non mi meraviglia che la demolizione della mia persona sia passata attraverso fatti e vicende squallide perché potesse essere eclatante lo sdegno nei miei confronti».
Papa parla a braccio. «Sto vivendo - racconta - uno dei momenti più drammatici della mia esistenza. Sono pieno di dolore dal punto di vista umano, ma sono anche pronto ad affrontare una prova che non auguro a nessuno e che io vivrò con intima tranquillità e pace interiore». Ricorda, a questo proposito, di essersi già sospeso dal gruppo del Pdl e dalle commissioni parlamentari di cui faceva parte e di «aver accettato con serenità» il provvedimento del Csm che lo ha sospeso da funzioni e stipendio. «Con altrettanta serenità e spirito di collaborazione, sperando che abbiate letto le carte e i riscontri, vi chiedo di scegliere non il mio destino ma la modalità con cui affrontarlo».
Conclude cercando di toccare le corde dei sentimenti. Chiede ai deputati di «poter combattere da persona libera la mia battaglia» che «condurrò anche da prigioniero, sicuro che la verità prima o poi emerge sempre». Ha un unico cruccio: «Sono turbato solo dal pensiero dei miei figlio, di dieci e dodici anni, ai quali ieri notte per la prima volta ho dovuto spiegare come e perché questo fine settimana potrei non tornare a casa». Infine, la moglie: «Unico bene della mia vita». L’appello non serve, alle 18.30 Montecitorio autorizza il suo arresto. Papa, che resterà comunque in carica, esce dall’aula con qualche pacca sulle spalle e si chiude col suo avvocato per studiare la procedura. In attesa che la Camera notifichi al gip l’esito del voto, cerca di metabolizzare la delusione. «Sono sereno lo stesso, solo più determinato. La battaglia per vedermi restituire l’onore e la dignità che in questi sei mesi sono stati distrutti sarà più lunga e dura. Ma la vincerò». E alle dieci della sera si consegna ai finanzieri che eseguono l’ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Poggioreale.