«Un messaggio di forte vitalità»

Il direttore del festival Enrico Castiglione: «Il genio salisburghese piace perché nella sua musica si sente l’amore per la vita»

Pier Francesco Borgia

Le celebrazioni mozartiane sembrano quasi un passaggio obbligato del festival.
«Abbiamo voluto dedicare molta attenzione al mondo di Mozart, alla sua figura. Una sorta di festival nel festival visto che nel corso della nostra kermesse ci siamo occupati anche di altro. Il Mozart che vogliamo proporre non è quello delle solite sinfonie. Intendiamo, infatti, offrire quello che solitamente non entra nei programmi delle sale da concerto. La betulia liberata e l’Impresario teatrale, di cui ho preparato un adattamento nuovo, ne sono l’esempio».
La musica mozartiana si inserirà in contesti quantomeno insoliti per la classica, anche se prestigiosi, come il parco dell’Appia con la Villa dei Quintili e il Mausoleo di Cecilia Metella. Da dove nasce questa scelta?
«È proprio nello spirito originario del festival Euro Mediterraneo associare i tesori archeologici con quelli della grande tradizione musicale. In questo senso mi è sembrato naturale portare le partiture mozartiane in uno scenario unico come quello del Parco dell’Appia. Con Rita Paris, direttore del Parco, abbiamo individuato nel Grande ninfeo della Villa dei Quintili un contesto davvero unico. Basti pensare che è la prima volta che questo posto ospita un concerto. Insomma, sarà una sorpresa davvero piacevole per tutti».
Un anno di celebrazioni per il genio salisburghese ha fatto crescere l’interesse del pubblico nei suoi confronti?
«Sì certamente, perché Mozart è un autore talmente vasto che non lo si finisce mai di scoprire. Il celebre film di Milos Forman, ad esempio, dà di Mozart un’immagine quasi di svitato. Il suo mondo, però, e ancor di più la sua vita, è ancora tutta da scoprire e non solo per il grande pubblico».
Non è rischioso affidarsi al gusto filologico per la riscoperta di partiture poco frequentate? Come risponderà il grande pubblico alle esecuzioni di «La Betulia liberata»?
«Nella mia vita di regista ho sempre cercato delle partiture difficili e ho sempre vinto la scommessa. Nel 2004 abbiamo messo in scena l’Edgard di Puccini che non veniva rappresentato da oltre cinquant’anni. Mi piace come regista scoprire capolavori dimenticati come il Candide di Leonard Bernstein. Sono sicuro che anche queste due opere di Mozart piaceranno perché il pubblico ha fame di nuove cose. Si tratta, inoltre, di un Mozart che anticipa il Flauto magico per quel suo modo molto moderno e teatrale di trattare la voce umana».
Grande enfasi infatti viene data nel programma di «K come Amadeus» all’«Impresario teatrale», per sottolineare il lato comico sempre presente nella musica mozartiana.
«Nell’Impresario teatrale ci sono tutte e due le cifre tipicamente mozartiane: quella tragica e la vena comica. Qui però c’è un comico senza tempo con parodie e sberleffi sui vizi del mondo teatrale che hanno resistito perfettamente al tempo. Si racconta, insomma, tutto quanto succede nel dietro le quinte di un teatro del Settecento. E si rimane senza fiato a scoprire che sono esattamente le stesse cose che succedono adesso».
Il prologo della Notte Bianca è quasi una lezione in forma di spettacolo sulla vita e sulla carriera musicale del genio salisburghese.
«Oggi resta ancora la sua capacità di rappresentare la vita per ciò che è: senza maschere, nel suo lato tragico ma anche nel suo lato comico. Lasciandoci come messaggio che la vita vale sempre la pena di essere vissuta con ironia, passione e divertimento. Ed è proprio questo il messaggio mozartiano che intendo girare al pubblico romano».