Il Messia della bioscienza

Una scienza che vuole non solo sostituirsi a Dio nell’opera della creazione, ma che pensa di ricreare Dio stesso, di far rinascere Gesù: un nuovo Messia, piegato agli scopi più diversi, alle «buone» intenzioni di chi vorrebbe risalvare il mondo, di chi pretende di modificare il corso della storia sostituendosi alla provvidenza. Il patto - sottotitolo Un thriller teologico -, edito da Diabasis, è una riflessione sui temi più attuali del rapporto tra scienza e fede, sui limiti (o meno) della bioetica nel ventunesimo secolo e, insieme, un giallo immerso nelle atmosfere cupe di una catena di omicidi, coperture e associazioni segrete in cui nessuno è mai quello che appare.
Il protagonista del romanzo di Linda Foster ed Edmondo Lupieri è un ricercatore italiano, Gabriele Palladino, che ha fatto fortuna negli Stati Uniti come genetista: lavora per una società californiana che, ufficialmente, si occupa degli effetti dell’inquinamento atmosferico sul genoma degli animali ma che, in realtà, cerca di produrre embrioni senza cervello di primati. Ma è l’ambizione a portarlo verso altre strade: lui, il migliore in circolazione, l’unico che «può creare», viene assoldato da una misteriosa organizzazione per clonare niente meno che l’uomo della Sindone.
Bastano un filo rubato dalla sacra tela e un avanzatissimo laboratorio segreto nel deserto del Nevada per far rivivere, nel corpo di una donna, il Messia? Forse. Il meccanismo per calcolare perfettamente il destino è innescato, ma qualcosa non funziona: e la vita di Gabriele inizia a prendere la piega di «un puzzle disfatto» nel quale però, nonostante tutto, si può ancora leggere una traccia. Anche se, per lo scienziato, la sua non può che essere una «provvidenza crudele», che lo trasforma in eroe suo malgrado: perché non vuole fermare la scienza, anzi, vuole soltanto recuperare i suoi soldi e insieme sottrarsi a un’impressionante sequenza di assassinii, firmati, a quanto pare, dagli adoratori di satana. Perché anche il male prende forma, esplicita, trovando nel progresso scientifico un alleato formidabile: e questo poiché la scienza stessa, nel libro, scavalcato l’eccesso, assume un volto terrificante. Come l’immobilità opprimente che imprigiona la creatività di un brillante ricercatore in una isolata università del Kansas, sommersa da una neve quasi perenne e dalle ingessature accademiche. Una esplorazione della crudeltà cui può giungere il progresso, fin dalla prima pagina; un viaggio nel negativo e nel fanatismo di chi, anche in buona fede, pensa di poter concretizzare un mistero cambiando il proprio nome, come Mary e Joseph, e il loro piccolo battezzato Jesús Salvador.