Il Messiah di Haendel famoso, «buonista» e di sicuro successo

Non fosse stato per il Messiah (1741) anche sul nome di Georg Friedrich Haendel, post mortem, sarebbe caduto il medesimo silenzio che ingiuriò per molti decenni la memoria del suo coetaneo, Johann Sebastian Bach. Per molti anni il nome di Haendel fu esclusivamente legato al successo di quel «grande oratorio sacro», in lingua inglese, su libretto di Charles Jensens, dalla Bibbia e dal Prayer Book. L’Oratorio haendeliano, considerato in seguito l'oratorio per antonomasia, fu l’unica opera che fece parlare del musicista tedesco fino ad anni recenti. A quell'Oratorio il successo arrise in terra straniera, nella lontana Dublino, nel 1742, dove Haendel aveva deciso di trasferirsi. Lì organizzò molto bene il battesimo del suo grande oratorio, destinandone parte degli introiti ai carcerati di quella città. E il successo arrivò puntuale e, in seguito, contagiò anche Londra dove venne eseguito nel 1743, anche lì con annesse finalità umanitarie. Il Messiah, oratorio in tre parti: Avvento di Cristo-Redenzione-Cristianesimo nel mondo, per solisti coro ed orchestra, è brano conosciutissimo in terra inglese, non passa anno che non venga eseguito, e molti dei suoi numeri - senza dire del famoso coro «Allelujah!» - sono cantati a memoria dai sudditi di sua maestà britannica. A Roma il suo ascolto non è tanto regolare. Propizia giunge perciò l’esecuzione della Freiburger Barockorchester e del Clare College Cambridge Choir, diretti da René Jacobs - per la stagione da camera di Santa Cecilia. Per la scontata popolarità dell’oratorio haendeliano, il concerto ha luogo nella sala Grande dell’Auditorium, questa sera alle 21. Haendel. Il Messiah. Sala Santa Cecilia, Auditorium. Mercoledì 21 dicembre. Ore 21. Biglietti da 14 a 26 euro. Informazioni: 06.8082058.