Messico, Obrador non accetta la sconfitta

Il neo presidente Calderón invita al dialogo. L’avversario: farò un governo con il popolo

da Città del Messico

Il Messico ha finalmente un presidente eletto, Felipe de Jesus Calderón Hinojosa, che succederà a Vicente Fox il prossimo 1° dicembre, ma ha anche una montagna di problemi da risolvere per la distanza, che è si è ingigantita in queste settimane, fra il governo di destra e l’opposizione di sinistra.
È un fatto comunque che la risoluzione del Tribunale elettorale federale (Tepjf) ha messo la parola fine a due mesi di incertezze ufficializzando il successo di Calderón, leader del Partito di azione nazionale (Pan), lo stesso del capo dello Stato uscente, e chiudendo in questo modo il dibattito e le polemiche, almeno dal punto di vista giuridico.
Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, numerosi capi di Stato e la Chiesa cattolica si sono felicitati con il giovane avvocato ed economista di 44 anni chiamato a tenere le redini del Messico fino al 2012. In particolare il presidente americano George Bush ha telefonato al collega Fox per «elogiare la solidità delle istituzioni messicane, la solidità della democrazia e la maturità politica della cittadinanza messicana».
Nel suo primo discorso ufficiale Calderón ha rivolto un appello ai suoi avversari a collaborare per l’unità e la riconciliazione: «Il Paese non si merita la divisione per cause che possono essere superate con la ragione e l’intesa».
Ma sia l’ex candidato presidenziale Andres Manuel López Obrador, Amlo per gli amici, sia il sindaco di Città del Messico, Alejandro Encinas, hanno infatti annunciato ufficialmente di non riconoscere la legittimità dell’investitura dell’esponente della destra. In particolare López Obrador ha detto di non voler riconoscere «chi pretende di fregiarsi del titolo di capo dell’esecutivo federale senza avere una rappresentanza legittima e democratica», e ha rilanciato il fantasma della Convenzione nazionale democratica, da lui convocata per il prossimo 16 settembre, giorno della festa nazionale messicana.
Il leader del Partito della rivoluzione democratica (Prd) si è scagliato contro i giudici, che «non hanno avuto slancio, dignità, orgoglio e forza per agire come uomini liberi, optando per convalidare i brogli elettorali». E ha aggiunto che il 16 settembre, quando convergeranno sulla capitale un milione di delegati della coalizione Per il Bene di Tutti, «costituiremo con l’avallo del popolo un governo che conti con la legittimità necessaria per rifondare la Repubblica e ristabilire l’ordine costituzionale».
Ieri Calderón ha incontrato Fox, con cui ha avviato le procedure della transizione e studiato le prime mosse per cercare di minimizzare le conseguenze della guerra politica dichiaratagli da López Obrador. E ha assicurato che nella sua azione di governo si impegnerà a esaminare le proposte avanzate dall’opposizione.