Il Messico ritorna al far west: guerra fra bande, narcos e rapimenti

Oltre 100 omicidi a Tijuana, spari al consolato statunitense, un giornalista assassinato e un uragano. Il Paese centroamericano è il più pericoloso del mondo. E gli Usa avvertono: non andateci<br />

Come al cinema Una scena del «Mucchio Selvaggio» di Peckinpah. Una striscia dei fumetti western da «Tex Willer» a «Zagor». Una pagina di Lansdale. Il Messico dei pistoleros, della tequila e della droga, dove la vita vale quanto un paio di stivali. Il Messico di oggi, dove in due settimane sono stati più di cento gli omicidi e dove negli ultimi 18 mesi sono stati quasi cinquemila i morti ammazzati. Una situazione drammatica, dovuta soprattutto alla guerra tra i due cartelli del narcotraffico: quello di Sinaloa di Joaquin "Chapo" Guzmane e quello di Ciudad Jerez della famiglia Carrello Fuentes. Una situazione che il contingente di 36mila militari non riesce a risolvere.

Granate e sequestri L'escalation di violenza non ha fine. A Tijuana, mitico confine con la California statunitense, sono stati ritrovati cadaveri con la lingua strappata o impiccati ai ponti, mentre pochi giorni fa 8 persone sono state assassinate in un parco giochi per bambini. A Lazaro Cardenas, sul Pacifico, il direttore del quotidiano "La Noticia", Miguel Angel Villagomez, è stato sequestrato e giustiziato. A Monterrey, invece, uomini armati hanno aperto il fuoco contro il consolato statunitense. Simile la dinamica a Guadalajara (stato di Jalisco), dove da un'auto in corsa sono state lanciate due bombe a mano contro l'assessorato di Pubblica sicurezza. Ancor più inquietante quanto accaduto a Lara Grajales, dove trenta clandestini di Guatemala, Nicaragua e Honduras in procinto di attraversare il confine con gli Usa sono stati rapiti e torturati a scopo di estorsione dal gruppo "Los Zetas", che li ha poi rilasciati nudi nel deserto.

Avvertimenti Il caos che sta incendiando lo stato di Chihuahua (dove le autorità hanno cominciato a fissare taglie per i killer) e Ciudad Jerez (la più violenta del Messico), unito all'uragano Norbert che ha attraversato la Bassa California causando almeno un morto, ha reso il Paese presieduto da Felipe Calderon un vero inferno. Roba che l'esercito zapatista del subcomandante Marcos al confronto è innocuo come una comitiva di suorine. Anche gli Stati Uniti si sono acccorti di questa deriva incontrollabile e il Dipartimento di Stato di Washington ha diramato una nota in cui si legge: «Livelli crescenti di violenza impongono imperativamente ai viaggiatori di comprendere i rischi che ci sono a recarsi in Messico». Come a dire: se proprio volete uscire dalla terra Yankee, andate in Canada.