Il Messico sceglie l’usato sicuro: vince Pena Nieto

Città del Messico Ritorno al futuro. Dopo averlo relegato per 12 anni all’opposizione, il Messico torna ad affidarsi al Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri). Il successo ha il volto telegenico di Enrique Pena Nieto, l’avvocato 45enne che ha vinto le presidenziali con il 37,6% dei voti, contro il 32,2% del suo più diretto inseguitore, il progressista Andres Manuel Lopez Obrador del Partito della Rivoluzione democratica (Prd). Quest’ultimo non ha però ammesso la sconfitta e ha detto che per commentare aspetterà la diffusione dei risultati definitivi attesa per domani.
Pena Nieto, vicino all’Opus Dei e sostenuto da RTelevisa, il maggior network del Paese, assumerà però il mandato di sei anni nel prossimo dicembre. Con lui torna al potere il Pri, che aveva governato il Messico addirittura per 71 anni prima della sconfitta nel 2000 in cui scontò un’impronta autoritaria e i numerosi casi di corruzione. «I messicani hanno dato un’altra opportunità al nostro partito, la onoreremo con i risultati», ha promesso il neopresidente.
Il mandato che Pena Nieto ha ricevuto , però, non è in bianco: i sondaggi lo davano avanti di 10 punti ma a spoglio quasi completato era avanti solo del 5,4% su Obrador. Un equilibrio che si dovrebbe riflettere nell’assegnazione dei seggi per il nuovo Parlamento uscito dalle elezioni politiche, che costringerà il Pri a cercare alleati.
Il presidente in pectore ha subito lanciato un appello alla riconciliazione: «Nel Messico di oggi, plurale e democratico, tutti abbiamo un ruolo, il giorno delle elezioni è passato e ora il Paese chiede l’unità di tutti i messicani».
Pena Nieto ha indicato le priorità nella lotta alla disoccupazione e al narcotraffico, la cui guerra tra gang è responsabile di una spaventosa strage, 55mila morti in sei anni: «Con il crimine organizzato non ci saranno né patti, né tregua», ha assicurato per tranquillizzare chi teme che si attenuti la guerra ai narcos avviata dal presidente uscente, Felipe Calderon. La candidata del partito di Calderon, Josefina Vazquez Mota, la candidata del Partito d’azione nazionale (Pan) è arrivata terza con un modesto 25,3%, nonostante il Pan lasci un’economia in buona salute.
Ora il timore è che Obrador ripeta il copione del 2006 quando non riconobbe la vittoria Calderon per un solo punto denunciando brogli e irregolarità e spingendo i suoi sostenitori a scendere in piazza. Una consolazione la sinistra l’ha avuta nel governo del Distretto Federale dove il suo candidato Miguel Angel Mancera ha avuto più del 60% dei voti e ha mantenuto la capitale in mano all’opposizione progressista che la governa ininterrottamente dal 1997.
Il Pri, nato dopo le turbolenze della rivoluzione messicana che risale al 1917, aveva cominciato come una formazione socialista con la nazionalizzazione dell’industria petrolifera negli anni Trenta, ma poi si era spostato al centro con una svolta corporativa che, nelle parole dello scrittore Mario Vargas Llosa, ne ha fatto una «dittatura perfetta».