Messico, il villaggio «solidale» dove i turisti salvano la natura

L’esempio di Club Med: stretta l’alleanza con le autorità dello Yucatan per promuovere la vacanza sostenibile: «I nostri clienti possono scoprire il territorio senza rovinarlo»

da Cancun

Prima è stata Emily poi è toccato a Wilma. E per due volte i sogni messicani sono stati spazzati via dall’uragano. Cancellati dalla forza del vento, sommersi da piogge che parevano non fermarsi mai. Per due volte i messicani hanno guardato laggiù, dove il mar dei Caraibi si confonde con l’infinito, e hanno provato a ricominciare. A far finta che nulla fosse successo, che l’acqua non avesse intaccato il cuore antico del Paese, lasciando dietro di sé uno scenario apocalittico.
Poco più di un anno è trascorso ed ora, lentamente, il Messico ricostruisce il suo profilo architettonico. E mentre a Città del Messico due presidenti, Felipe Calderon, eletto ufficialmente a luglio con conteggi ancora incerti, e Lopez Obrador, autoproclamatosi capo di Stato, vogliono sedersi sulla poltrona di Los Pinos, mentre a Oaxaca vi sono eterni echi di guerriglia e in Chiapas la popolazione stenta a sopravvivere, qui in Yucatan si ricomincia a vivere. Hanno riaperto i siti archeologici più suggestivi, come Tulum, un gioiello postclassico a picco sul mar dei Caraibi. Hanno riaperto anche le cabanas sulla Riviera Maya, dove sdraiati su letti rotondi turchesi come il color dell’acqua la sera si attende il tramonto con margarita e guacamole. È ripresa la movida anche su La Quinta, la via dello struscio a Playa del Carmen. Tutto come prima, come se gli schiaffi degli uragani qui non fossero arrivati mai.
Ma è soprattutto a Cancun, la prima destinazione caraibica scelta dai viaggiatori europei, che si è ricominciato a vivere. E a ricostruire mostri architettonici che la natura aveva distrutto e che spezzano l’armonia di un paesaggio mozzafiato: è da poco passata l’alba quando centinaia di muratori viaggiano in piedi su camion a cielo aperto, raggiungono i cantieri e si insinuano negli scheletri giganti degli alberghi stravolti dalla furia di Emily e di Wilma. Poche le eccezioni: una è il Club Méditérranée di Punta Nizuc, un’oasi che quasi scompare in mezzo alla vegetazione tropicale, dove s’incrociano i viaggiatori di tutto il mondo che amano l’avventura, il lusso à la carte all inclusive e l’esplorazione delle antiche culture. Ci arrivano quelli che vogliono circondarsi dai colori più intensi del Paese, scegliere una delle residenze che si affacciano sull’oceano, la laguna o la penisola dello Yucatan, dove il passato convive con le nuove tecnologie, le sedie a dondolo di legno e i bicchieri di vetro soffiato con le tv al plasma e i lettori cd, ma anche quelli che amano fare snorkeling in una delle parti più belle del reef, e scoprire il vero Messico con escursioni di ecoturismo che si spingono fino in Guatemala, oltre la biosfera e indietro fino all’epoca precolombiana e atzeca. «Abbiamo investito oltre 20 milioni di euro per reinventare questo villaggio distrutto al 95% dall'uragano Wilma, per ricrearne l’atmosfera e lo stile in modo che il nuovo design non stridesse con la bellezza di un Paese dalle tante meraviglie», illustra Henri Giscard d’Estaing, presidente di Club Med. Proprio per questo il colosso del turismo francese ha deciso di stringere qui a Cancun un importante accordo culturale con l’Unesco per entrare a far parte della World Heritage Alliance, un’alleanza che promuove il turismo sostenibile e i siti dello Yucatan, come l’area archeologica di Chichen Itza, la riserva della biosfera Sian Ka’an, la città di Uxmal, patrimonio mondiale dell’umanità. «Un impegno molto serio per noi, tanto che nel cuore del villaggio c’è uno spazio discovery dove i turisti globetrotter possono scoprire il Messico e visitare il suo patrimonio da tante angolazioni inaspettate», spiega Giorgio Palmucci, direttore generale Italia dello storico club con il tridente.
E intanto si affollano i locali notturni del Kukulcan Boulevard, una passerella in technicolor di discoteche e bellezze Miami style. I turisti riprendono a girovagare tra le bancarelle artigianal-kitsch del Mercado 28 e i mariachi, i gruppi folkloristici che mettono in musica avvenimenti più o meno lieti con suoni struggenti, a volte insopportabili, hanno riaccordato gli strumenti. Eppure basta un niente per spezzare l’equilibrio del dopo uragano: bastano pochi centimetri di pioggia per trasformare in laguna le strade periferiche di Cancun, per mettere in pericolo le baracche di lamiera costruite dietro gli shopping center grandi firme e duty free. Non è facile far riacquistare il sorriso a chi ha visto svanire nel vento la speranza di un domani. Tutti confidano in chi viene da lontano, in chi potrà risollevare l’economia di un Paese, in particolare di una città, dove il 76,1% dei 25.692 abitanti riesce a vivere proprio grazie al turismo, ai 2 milioni 700mila viaggiatori previsti per questa nuova stagione. Quelli che a casa poi riportano più sombreri e amache multicolor che valigie, i ricordi di una terra che prova a guardare al futuro, senza arrendersi mai.