Messina città «zoppa» Il sindaco all’Unione ma il Comune è del Polo

Genovese batte Ragno, che ora guida la maggioranza in consiglio. Berlusconi: astensionismo decisivo, musica diversa alle politiche

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Messina

Per la seconda volta nella sua storia comunale il governo di Messina va a un sindaco di sinistra. O meglio, di centrosinistra. O anche, come dicono i più critici, «va ancora a un democristiano».
Nella città del ponte, viene eletto sindaco Francantonio Genovese, vicesegretario regionale della Margherita, candidato da tutta l’Unione. Ha battuto al ballottaggio con il 54,56% di voti il candidato della Cdl, Luigi Ragno di An. Sposato con due figli, 37 anni, deputato regionale e imprenditore con partecipazione in aziende legate a turismo e trasporti, figlio di Luigi, senatore democristiano e nipote del signore incontrastato della provincia «Babba» (come veniva chiamata Messina un tempo) Nino Gullotti, che fu anche ministro varie volte.
Adesso gli toccherà governare Messina il cui consiglio comunale, eletto 15 giorni fa, ha una forte maggioranza di centrodestra: 28 consiglieri contro 17. E a capo della maggioranza ci sarà Luigi Ragno. Non sarà certo semplice, forse per questo le prime battute del neoeletto sono di apertura e disponibilità, sino a dichiarare, stretto in una folla da concerto rock che «la sua prima decisione da sindaco sarà presa con la maggioranza», che non sta dalla sua parte.
Il premier Berlusconi dà la colpa all’assenteismo: «Al secondo turno c’è stata un’affluenza del 50%. Ma alle politiche si vota in un solo turno e la musica sarà diversa». «Rispettiamo il risultato elettorale, anche se conosciamo le ragioni di un ballottaggio che non dipende da una scelta politica» è la reazione preoccupata del messinese Domenico Nania, il presidente dei senatori di An, grande sponsor del candidato sconfitto. «La scelta politica i messinesi l’hanno fatta eleggendo un consiglio comunale di centrodestra» puntualizza, rivendicando un risultato che vede al primo posto il suo partito. E D’Alia, il sottosegretario all’Interno dell’Udc, altro messinese, tenta di sminuire il valore dell’elezione di Genovese: «È stato eletto dal 30% degli elettori» spiega calcolando il numero dei votanti al ballottaggio, che non ha superato il 60%. Più cauto lo sconfitto, Luigi Ragno: «Messina ha bisogno di un sindaco, questa è la prima considerazione. Cercheremo di fare quello che serve alla città, guardiamo avanti e lavoriamo insieme».
«Un voto che esprime la voglia di cambiamento» sottolineano i leader nazionali del centrosinistra, da Borselli a D’Antoni, una «vittoria dell’Unione» dichiara Totò Cardinale, segretario della Margherita preoccupato che Genovese possa essere motivo di ulteriore frattura con i Ds. Anche se rivendica il valore della scelta del nome: «È quello che ha trainato, al di là delle liste». Certamente un buon effetto deve avere avuto l’inserimento in giunta da parte dello stesso neo sindaco di esponenti di serie A dei Ds messinesi, come l’ex-deputato nazionale, Angela Bottari e l’economista Mario Centorrino e anche un rappresentante di Rifondazione comunista e uno dei verdi. Una grande novità per Messina. Questo malgrado l’assenza dei dirigenti nazionali dei Ds: «È venuto soltanto Luciano Violante» è il commento di Centorrino, futuro assessore allo sviluppo economico. Su questo punto si sofferma anche Rino Piscitello, deputato nazionale della Margherita: «Un ministro, un viceministro, un presidente dei senatori, un tesoriere di Fi, un sottosegretario, non sono stati sufficienti a convincere i messinesi a votare per il loro candidato». «Al Sud si vince con i candidati giusti e in molti casi sono della Margherita» sottolinea Rutelli a cui fa eco Piero Fassino: «Il 61 a 0 del centrodestra è ormai lontano. Possiamo vincere anche in Sicilia». Sulla stessa onda Romano Prodi: «La primavera si avvicina. La Sicilia non è più la cassaforte dei voti della Cdl». E a proposito di cassaforte, Marco Follini che dalla Sicilia prendeva tanti voti, ribadisce: «Ennesimo campanello d’allarme. Interroghiamoci sulle nostre difficoltà». «Una lettura di dati trionfalista» rintuzza Sandro Bondi, il coordinatore di Fi e il messinese Rocco Crimi, tesoriere del partito azzurro: «La Cdl ha pagato lo sgambetto del terzo polo di Lombardo e ci ha costretti al ballottaggio togliendoci quel margine necessario per chiudere i giochi già al primo turno». Immediata la risposta del ribelle Lombardo: «Messina ha dimostrato che senza di noi la Cdl non vince».